
Ci sono desideri che sembrano nascere dentro di noi con una forza indiscutibile. Vogliamo una certa vita, una relazione, una casa, un riconoscimento professionale, un oggetto. Sentiamo che ci manca qualcosa e ci mettiamo in movimento per ottenerla.
Eppure, quante volte ci chiediamo da dove provenga quel desiderio?
René Girard, filosofo e antropologo francese noto alle cronache per essere il mentore del controverso Peter Thiel, ha dedicato gran parte della sua ricerca a questa domanda. Secondo la sua teoria, il desiderio umano ha una natura mimetica: impariamo a desiderare osservando ciò che gli altri desiderano.
Il desiderio non si sviluppa soltanto tra noi e l’oggetto che vogliamo raggiungere. Esiste un terzo elemento: il modello. Qualcuno che possiede quell’oggetto, lo cerca, lo mostra o gli attribuisce valore.
Il desiderio assume quindi una forma triangolare:
il soggetto, il modello e l’oggetto desiderato.
Un’automobile può lasciarci indifferenti finché una persona che ammiriamo non comincia a guidarla. Una meta di viaggio diventa improvvisamente irresistibile dopo averla vista decine di volte sui social. Una certa idea di successo può entrare nella nostra vita attraverso un collega, un amico, un personaggio pubblico o un’immagine culturale che abbiamo interiorizzato.
A quel punto sentiamo di desiderarla da sempre.
Il desiderio degli altri
Il desiderio mimetico non riguarda soltanto il consumo. Può coinvolgere la carriera, il prestigio, il corpo, le relazioni e perfino il modo in cui immaginiamo la felicità.
Vogliamo essere più visibili perché vediamo persone continuamente esposte. Cerchiamo una relazione che assomigli a quelle raccontate sui social. Misuriamo la nostra realizzazione con parametri che abbiamo assorbito dall’ambiente in cui viviamo.
Il confronto crea una distanza tra ciò che siamo e ciò che pensiamo di dover diventare. Da quella distanza nascono spesso insoddisfazione, senso di inadeguatezza e competizione.
Forse una parte della nostra stanchezza contemporanea deriva proprio da questo: inseguiamo desideri che non abbiamo avuto il tempo di riconoscere come estranei.
Raggiungiamo un obiettivo e, invece della soddisfazione attesa, avvertiamo un vuoto. L’oggetto era reale, l’impegno anche. Meno autentica era la ragione per cui lo avevamo cercato.
Quando il modello diventa un rivale
Il modello che ci indica cosa desiderare può trasformarsi facilmente in un ostacolo.
Finché qualcuno ammira da lontano una persona famosa, la rivalità rimane limitata. Quando due colleghi desiderano la stessa posizione, due persone cercano l’attenzione dello stesso partner o più gruppi competono per il medesimo riconoscimento, l’imitazione può generare conflitto.
Gli individui finiscono per assomigliarsi proprio mentre cercano di distinguersi.
Girard estende questa dinamica alle comunità. Quando la tensione cresce e diventa difficile da contenere, il gruppo può individuare un colpevole su cui concentrare rabbia e frustrazione. Nasce così il meccanismo del capro espiatorio: una persona, una minoranza o un avversario viene considerato responsabile del disordine collettivo.
La sua esclusione restituisce una pace temporanea. Le cause profonde del conflitto, però, rimangono intatte.
Lo vediamo nei gruppi sociali, nelle aziende, nella politica e talvolta anche nelle famiglie. Quando tutti indicano la stessa persona come origine di ogni problema, sarebbe utile fermarsi e chiedersi se quella colpa sia reale o se il gruppo stia cercando qualcuno su cui scaricare una tensione che appartiene a tutti.
Social media, mercati e desideri contagiosi
La società contemporanea sembra costruita per amplificare il desiderio mimetico.
La pubblicità raramente ci mostra soltanto un prodotto. Ci mostra qualcuno che lo possiede ed è felice, ammirato, desiderabile. I social media moltiplicano i modelli davanti ai nostri occhi: vite, corpi, viaggi, risultati e relazioni continuamente esposti.
Anche i mercati finanziari conoscono bene questa dinamica. Un bene cresce di valore, sempre più persone lo vogliono e il fatto stesso che molti lo desiderino diventa una ragione per desiderarlo ancora di più. Il prezzo sale, l’entusiasmo si diffonde e la prudenza sembra improvvisamente fuori moda.
Il desiderio diventa contagioso.
Lo stesso processo può attraversare la moda, le opinioni politiche, le indignazioni collettive e le battaglie culturali. Ci convinciamo di scegliere liberamente, mentre spesso stiamo reagendo a ciò che vediamo scegliere dagli altri.
Il capro espiatorio e il messaggio cristiano
Girard interpreta molte religioni arcaiche come tentativi di contenere la violenza attraverso il sacrificio. Una vittima viene indicata come colpevole, espulsa o uccisa e la comunità ritrova temporaneamente la propria unità.
Nella lettura di Girard, il cristianesimo introduce una svolta decisiva: il racconto evangelico mostra l’innocenza della vittima.
Gesù viene accusato, abbandonato e condannato, eppure il Vangelo non assume il punto di vista della folla. Rivela il meccanismo persecutorio e lo espone alla coscienza umana.
La croce diventa così anche lo smascheramento della nostra tendenza a costruire la pace attraverso l’esclusione di qualcuno.
Questa lettura conserva una forza sorprendentemente attuale. Ogni volta che partecipiamo a una condanna collettiva, dovremmo domandarci quanto conosciamo davvero della persona accusata e quanto, invece, stiamo imitando il giudizio del gruppo.
Tornare al proprio desiderio
Riconoscere il desiderio mimetico non richiede di rinunciare a desiderare. Richiede ascolto.
Possiamo osservare un desiderio e chiederci:
Da dove arriva?
Lo desideravo prima di vederlo negli altri?
Che cosa credo che mi darà?
Mi avvicina alla mia natura oppure mi spinge a interpretare un ruolo?
Rimarrebbe vivo anche senza approvazione, confronto o riconoscimento? Quanto centrano gli altri nel nostro cercare di soddisfare quel desiderio?
Alcuni desideri si dissolvono appena li guardiamo con sincerità. Altri restano. Diventano più semplici, silenziosi e profondi.
Nella tradizione cristiana potremmo parlare del desiderio del Regno: una tensione verso ciò che rende la vita più vera, giusta e capace di amore. Nello yoga potremmo riconoscere un’aspirazione che nasce da uno spazio interiore meno condizionato dall’ego e dal confronto.
La libertà interiore comincia forse quando smettiamo di chiederci soltanto come ottenere ciò che vogliamo e iniziamo a domandarci chi, dentro di noi, lo stia desiderando.
Perché possiamo conquistare molte cose e scoprire che appartenevano al sogno di qualcun altro.
Oppure possiamo imparare ad ascoltare quel desiderio più discreto che non ha bisogno di essere mostrato, approvato o invidiato.
Quello che, anche nel silenzio, continua a indicarci la nostra strada.
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