Restare fedeli a sé stessi: la vera sfida

Da domani, fino a lunedì, parteciperò a un corso di deep coaching.
Quando ho deciso di iscrivermi, devo ammettere che sono stato in parte influenzato. Uso proprio questa parola perché ci sono tre elementi che hanno influito sulla mia scelta: la ripetizione insistente nel tempo da parte della persona che me ne ha parlato, l’uso di particolari leve psicologiche, basate sul piacere e sul dolore, e un momento di mia scarsa lucidità, complice una birra di troppo che aveva acceso una leggera euforia.

Questo non significa che io scarichi la responsabilità della decisione all’esterno. Assolutamente no, la responsabilità è mia. Ma questa situazione mi fa riflettere su quanto sia facile lasciarsi trascinare quando manca una vera consapevolezza di noi stessi, dei nostri valori, del nostro percorso e di cosa davvero ci serve. Consapevolezza che ci permette di vedere chiaramente cosa stiamo scegliendo. Noto inoltre che spesso è più agevole dire “sì” che dire “no”, compiacendo gli altri piuttosto che rispettando noi stessi. Serve infatti molta più forza per rifiutare, per restare fedeli alle nostre idee, che per lasciarsi trascinare. Dire “no” significa affrontare il timore di non essere accettati, apprezzati, compresi. E questo richiede grande forza interiore.

Ecco dove ho sbagliato e cosa posso imparare: l’inghippo non è tanto nella decisione presa, ma non averla presa nel pieno ascolto di me stesso, restando coerente con il mio percorso. Ora, però, non ha senso rimuginare; la scelta è fatta, e alimentare questo stato d’animo significherebbe restare nel passato, perseverare nell’errore. Così ora decido di andare avanti in modo coerente: sono in ballo… e ballo.

Colgo però l’occasione per pormi altre domande:
Ho davvero bisogno di un corso per capire chi sono? O basterebbe imparare a fermarmi, ascoltare il corpo, le emozioni, il cuore? Perché in fondo non credo che serva un corso per imparare a vivere ogni sfida, né uno psicologo per ogni momento di crisi, né un coach per risolvere tutti i nostri problemi. Viviamo in una società che ci propone pillole per ogni dolore e soluzioni immediate per ogni disagio emotivo, come se non fossimo più capaci di affrontare la sofferenza e di starci dentro… il tempo necessario per crescere davvero. Molte risposte non vengono dall’esterno, ma dal ritorno a noi stessi: ascoltarci, fermarci, fare silenzio, e seguire ciò che il cuore e l’anima chiedono davvero.

Probabilmente questa esperienza sarà per me una sorta di ritorno al passato, più che una novità, ma con un nuovo scopo. Per oltre quindici anni ho frequentato quell’ambiente, pur con le dovute differenze da caso a caso: ora torno lì con un obiettivo diverso, quello di non farmi travolgere, di rimanere lucido e allineato a ciò che conta davvero per me. Questa sarà la vera sfida: non il corso, ma la mia capacità di attraversarlo restando fedele a me stesso.

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