Om (ॐ)

Om (anche scritto Aum, sanscrito Oṃ) è una sillaba sacra (in India spesso chiamata praṇava) considerata una delle formule più importanti nelle tradizioni religiose indiane.

Se però vogliamo renderne l’idea in italiano, la resa migliore è questa:

  • Om come “simbolo-sonoro del Tutto”: una sintesi vocale dell’intera realtà e, in alcune letture vedantiche, della realtà ultima (Brahman/Ātman).
  • Om come “designatore” del divino nel linguaggio dello Yoga: Patañjali lo indica come il suono/segno con cui ci si riferisce a Īśvara (tasyavācakaḥ praṇavaḥ), e ne consiglia la ripetizione unita alla contemplazione del significato (taj-japas tad-artha-bhāvanam).

Attraverso la meditazione sull’Oṃ, simbolicamente localizzato al centro del cuore, si perviene alla realizzazione conoscitiva dell’assoluto (brahman/ātman). Oṃ cinge passato, presente, futuro e tutto ciò che esiste oltre il passato, presente e futuro.

Esso è considerato il suono primordiale che ha dato origine alla creazione, la quale viene interpretata come manifestazione stessa di questo suono. E’ paragonabile al “Verbo” che fu il principio di ogni cosa nella bibbia.

Secondo le scritture induiste, il mantra Oṃ rappresenta la sintesi e l’essenza di ogni mantra, preghiera, rituale, testo sacro, essere celeste o aspetto del Divino.

Om è il suono divino. La ripetizione del mantra Om eleva la coscienza. Il corpo mentale, il corpo emozionale e il corpo energetico diventano più luminosi e il loro tasso di frequenza aumenta.

Il significato profondo secondo i testi classici

1) “Om è tutto questo” (Māṇḍūkya Upaniṣad)

La Māṇḍūkya Upaniṣad è uno dei testi più citati quando si parla di Om. Il suo incipit è netto: “Aum… è tutto questo”, includendo passato, presente, futuro e ciò che è oltre il tempo.
Qui Om è una sorta di puntatore: ti porta a considerare che ciò che percepisci come frammentato può essere visto come un’unica totalità.

2) A–U–M e gli stati di coscienza

Nella stessa tradizione interpretativa, A–U–M viene spesso collegato ai tre stati ordinari (veglia, sogno, sonno profondo) e al “quarto” (turiya), indicato dal silenzio che segue la sillaba. È un modo contemplativo per dire: io non sono solo quello che penso quando sono sveglio; c’è uno sfondo più vasto che sostiene tutto.

3) Om come “strumento di mira” interiore (Muṇḍaka Upaniṣad)

La Muṇḍaka Upaniṣad usa un’immagine potentissima: Om è l’arco, l’Ātman è la freccia, Brahman è il bersaglio; serve una mente non distratta, e poi “diventi uno” con il bersaglio.
È una metafora pratica, quasi “coach”: Om come supporto per raccogliere attenzione, intenzione e direzione.

4) Yoga Sūtra: Om, ripetizione e rimozione degli ostacoli

Nel Yoga Sūtra (I.27–I.29), Patañjali indica Om come riferimento a Īśvara e consiglia:

  1. ripetizione (japa)
  2. contemplazione del significato
  3. effetto: interiorizzazione e attenuazione degli ostacoli alla pratica.

Qui c’è un punto importante: non basta “fare Om”. La pratica include significato (artha) e atteggiamento mentale (bhāvanā).

Implicazioni psicologiche

Om come “ancora attentiva”

Dal punto di vista psicologico, un suono semplice e ripetibile funziona come ancora: riduce la dispersione, stabilizza l’attenzione, crea un ritmo. Questo è coerente con ciò che le revisioni sulla meditazione con mantra (vedi per esempio anche la Meditazione Trascendentale) mostrano in generale: benefici piccoli–moderati su stress e sintomi emotivi, anche se la qualità degli studi è variabile.

Om e regolazione emotiva: cosa suggeriscono gli studi su “OM chanting”

Sull’Om in particolare, esistono studi neurofisiologici “pilota” e studi successivi che suggeriscono associazioni interessanti:

  • fMRI: durante il canto di “OM” è stata osservata deattivazione in aree limbiche (coinvolte in emozioni e risposta allo stress) rispetto a condizioni di controllo vocale.
  • HRV (variabilità della frequenza cardiaca): una breve pratica (es. 5 minuti) può associarsi a maggiore attività parasimpatica (marker di rilassamento), con differenze tra praticanti esperti e non.
  • Connettività cerebrale: lavori successivi hanno esplorato reti e comunicazione tra regioni durante l’Om chanting, con risultati coerenti con un effetto di “quieting” su circuiti legati alla reattività.

Nota importante: questi risultati non “provano” che Om curi patologie, né sostituiscono terapie. Indicano correlazioni e possibili meccanismi (attenzione, respirazione ritmata, vibrazione, focalizzazione del significato) che possono sostenere calma e stabilità.

Come praticarlo: versione fedele alle fonti

1) Japa + significato (la coppia inseparabile)

Seguendo Patañjali:

  • Ripeti Om (a voce, sussurrato o mentalmente). Questo è il Japa e per aiutarti puoi usare una mala. La mala (dal sanscrito: ghirlanda o corona) è un tradizionale rosario indù, buddista o tibetano, composto solitamente da 108 grani, utilizzato per contare la ripetizione dei mantra o le preghiere durante la meditazione. È uno strumento di concentrazione che aiuta a mantenere la mente focalizzata, unendo la spiritualità al benessere
  • Contempla ciò che Om indica per te: unità, presenza, “sfondo” della coscienza, orientamento verso ciò che è essenziale.

Se manca il significato, resta una ginnastica della gola. Può rilassare, certo, ma perde il “cuore” della pratica.

2) Una pratica quotidiana semplice (5–7 minuti)

  • Siediti comodo, schiena dritta.
  • 1 minuto: respiri naturali, senza forzare.
  • 3–5 minuti: inspira, poi emetti Om su un’unica espirazione (senza spingere). Più che a tempo, meglio andare a numero di ripetizioni: 108 è il numero perfetto.
  • 1 minuto: silenzio dopo l’ultima ripetizione (quella pausa è parte della pratica).
    Questa struttura rispetta l’idea “suono + contemplazione + interiorizzazione”.

3) Om come “micro-rituale” nei passaggi della giornata

Per renderlo pratico (e non solo “da tappetino”):

  • Prima di una telefonata difficile: 3 Om lenti → poi inizi.
  • Quando stai per reagire di impulso: 1 Om mentale + pausa → rispondi dopo.
  • Prima di dormire: 5 Om a bassa voce → spegni lo “scroll mentale”.

Sono applicazioni psicologicamente sensate: interrompono automatismi, creano un piccolo “cuscinetto” tra stimolo e risposta.

Benefici attesi

Con una pratica costante e sobria, i benefici più plausibili sono:

  • riduzione dell’attivazione fisiologica e maggiore “tono di calma” (supportata da HRV in alcuni studi)
  • maggior centratura attentiva (effetto tipico delle pratiche con mantra)
  • migliore regolazione emotiva (ipotesi coerente con i dati neurofisiologici su circuiti limbici, senza trasformarla in promessa)
  • un senso di significato: non misurabile con un termometro, ma centrale nelle fonti (Upaniṣad/Yoga).

Cautele

  • Se il canto ti crea agitazione, giramenti, o intensifica ansia: riduci durata/volume, passa al mentale, o sospendi.
  • Se hai condizioni mediche specifiche (es. problemi respiratori importanti), la parte sonora va fatta senza sforzo e con buon senso.

Link YouTube al mantra

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