E se tutta questa crescita personale… in realtà ci stesse esaurendo?

C’è stata un’era della crescita personale.
Un’era che ci chiedeva di cambiare continuamente, di uscire dalla zona di comfort, di diventare sempre “migliori”.

Ma oggi iniziamo a vedere anche l’altro lato.

Grazie agli studi sul cervello, sappiamo che questa strategia ha un costo molto alto.
Ogni giorno prendiamo tantissime decisioni — piccole e grandi — e questo consuma energia mentale. Senza punti fermi, senza abitudini che ci sostengono, il sistema nervoso si sovraccarica facilmente. E così aumentano stress, ansia, senso di instabilità, attacchi di panico, stress cronico.

Nella psicoanalisi si è sempre saputo: la psiche cambia lentamente.
Per questo la psicoterapia richiede tempo.
E nello yoga è lo stesso.
Se pratichi con costanza, lo senti:
il corpo cambia piano.
Le asana arrivano con il tempo.

Allora perché pensiamo che la nostra mente debba cambiare velocemente?

Forse molte idee della crescita personale ci hanno portato lontano da noi stessi, facendoci consumare più energia di quanta ne abbiamo. Spingendoci continuamente fuori dal nostro equilibrio.
Eppure, sotto stress, il nostro sistema nervoso cerca l’opposto: stabilità, ripetizione, sicurezza.
Le abitudini non sono una gabbia. Sono un modo per conservare energia, per stabilizzarci, per sentirci più sicuri.

Forse stiamo entrando in un nuovo periodo:
un periodo di ritorno, di radicamento.
Un periodo di accettazione di sé.
Potresti sperimentarlo portando con te un piccolo mantra:
Io sono abbastanza.
Io sono bene così come sono

E poi lasciare che queste parole lavorino dentro di te, lentamente.

Se dentro di noi c’è una voce che giudica, che spinge, che non è mai soddisfatta…
nessun risultato sarà mai abbastanza.
Lo yoga può diventare proprio questo:
una base, un’abitudine che ti sostiene.
E quando inizi a vivere lo yoga come un percorso, e non come un risultato da raggiungere, qualcosa cambia profondamente.
Ti aiuta a radicarti.
Aiuta il corpo a lasciare andare le tensioni, sia nuove che di vecchia data.
Aiuta la mente a rallentare, a trovare uno spazio di calma, di appoggio.
E nel tempo sviluppi più ascolto, più presenza, più fiducia nel tuo ritmo.

Non importa dove arrivi.
Importa che torni. Che pratichi.
Perché nel ritmo lento della pratica…
c’è già qualcosa di profondamente terapeutico.

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