Le tre domande che hanno messo tutto in movimento


Nel primo articolo ho parlato della domanda che muove tutte le storie.
A questo punto però la questione diventa personale.

Se ogni racconto e ogni opera di fantasia nasce da una domanda, allora la mia è stata questa:
qual è la domanda che guida la mia storia?
E andando ancora più a fondo: “quali sono le domande che guidano un cammino interiore?

Quando ho smesso di pensarci in modo astratto, mi sono accorto che non era una sola. Erano addirittura tre.

Tre domande semplici, quasi banali a leggerle così. Ma decisamente meno banali da vivere.

La prima è questa:
che cosa accadrebbe se ci fermassimo davvero ad ascoltare ciò che emerge quando smettiamo di correre?
Non rallentare per riposarsi, ma per ascoltare. Per vedere cosa resta quando il rumore si abbassa e non siamo più occupati a “fare”.

La seconda è collegata alla prima:
che cosa accadrebbe se incontrassimo, fuori di noi, parti profonde di noi stessi?
Perché a volte capiamo qualcosa non quando ci pensiamo sopra, ma quando qualcuno ce la rimette davanti, magari sotto forma di dialogo, di incontro, di specchio.

E poi c’è la terza, forse la più scomoda:
che cosa accadrebbe se le domande contassero più delle risposte?
Se smettessimo di voler arrivare ad una conclusione immediata, per chiudere tutto in fretta. Se accettassimo che alcune domande non vanno risolte, ma attraversate.

Queste tre domande non sono nate per diventare un libro, anzi.
Sono nate perché insistevano. Tornavano mentre camminavo, mentre parlavo, mentre stavo in silenzio.
Il libro è venuto dopo.

Nel prossimo articolo proverò a raccontare che cosa succede quando domande di questo tipo smettono di restare teoria e chiedono di diventare esperienza.

Lascia un commento