
Introduzione
La Massoneria è un’antica fraternità iniziatica che, attraverso simboli e rituali, si propone di migliorare l’individuo e l’umanità. Nata formalmente nel 1717 a Londra con la prima Gran Loggia, ha elaborato nel tempo principi universali che trascendono confini etnici, religiosi e sociali. Questi principi, codificati in documenti storici come le Costituzioni di Anderson (1723) e gli Antichi Doveri, costituiscono il terreno comune su cui si fondano le diverse Obbedienze massoniche nel mondo. In questo approfondimento esploreremo tali principi, i simboli e i precetti essenziali della Massoneria – evidenziando i tratti comuni tra alcune principali Obbedienze (tra cui la Gran Loggia Unita d’Inghilterra, il Rito Scozzese Antico e Accettato e il Grande Oriente d’Italia) – e ne analizzeremo il significato simbolico e psicologico. Scopriremo come questi insegnamenti, oltre al loro valore spirituale, possano avere implicazioni pratiche nella vita quotidiana, fungendo da guida etica e strumento di crescita personale per chiunque, anche per un pubblico occidentale moderno curioso di avvicinarsi a questo mondo in modo laico e ispirazionale.
Origini e principi universali della Libera Muratoria
Le basi dottrinali della Massoneria moderna risalgono alle Costituzioni dei Liberi Muratori compilate da James Anderson nel 1723 su incarico della neonata Gran Loggia di Londra. In esse vennero raccolti gli Antichi Doveri (o Old Charges), regole e obblighi morali che tutti i massoni devono osservare. Da allora, quasi tutte le Obbedienze massoniche del mondo fanno riferimento a quei principi fondativi, pur con adattamenti locali nel corso della storia. I principi fondamentali della Massoneria possono essere sintetizzati nei seguenti concetti chiave:
- Miglioramento dell’uomo e dell’umanità: scopo ultimo è perfezionare se stessi e contribuire al progresso etico e spirituale dell’intera umanità. Il motto seicentesco dei Rosacroce – “far migliore un buon uomo” – è ripreso in Massoneria, che vede l’uomo perfettibile ed impegnato in un cammino di elevazione morale continuo. Ogni Massone lavora sulla “pietra grezza” di sé stesso per renderla una “pietra levigata” adatta alla costruzione del Tempio interiore (simbolo della propria anima elevata e, in senso lato, di una società ideale). Questo perfezionamento non è fine a sé stesso: un Massone migliore sarà un cittadino migliore, contribuendo a una umanità più giusta e illuminata.
- Istruzione tramite simboli e allegorie: la Massoneria insegna per mezzo di un ricco simbolismo architettonico tratto dall’arte dei muratori medievali. Strumenti come la squadra, il compasso, il livello e il filo a piombo, insieme a immagini come le colonne del Tempio di Salomone, il pavimento a scacchi, la pietra grezza e la pietra cubica, diventano allegorie di principi morali e spirituali. Questo metodo non dogmatico stimola la riflessione personale: “la Massoneria adotta quale metodo cognitivo lo studio e l’interpretazione dei Simboli”, elevando gli oggetti visibili a riflesso di realtà invisibili, così da “disvelare la Verità” interiore. L’esperienza iniziatica è quindi sia intellettuale sia emotiva, parlando alla mente e al “cuore” del libero muratore attraverso rituali simbolici.
- Iniziazione e progresso graduale: l’ingresso in Massoneria avviene tramite una solenne cerimonia d’iniziazione che segna il passaggio dalle “tenebre” alla “luce”, ossia dall’ignoranza alla conoscenza. In seguito, il Massone avanza per gradi successivi (Apprendista, Compagno d’Arte e Maestro) che comportano nuovi insegnamenti simbolici e responsabilità crescenti. Questa struttura in gradi graduali è comune a tutte le Obbedienze regolari mondiali, dal Regno Unito all’Italia, e sottolinea l’idea di un percorso di perfezionamento progressivo. Oltre i tre gradi fondamentali della “Massoneria Azzurra” (o simbolica), esistono ulteriori sistemi di approfondimento chiamati Riti di perfezionamento. Ad esempio, il Rito Scozzese Antico ed Accettato offre ai Maestri una serie di 30 gradi filosofici aggiuntivi (dal 4° al 33°) per esplorare più a fondo temi storici, etici e spirituali. Tali percorsi, come vedremo, arricchiscono l’esperienza massonica ma poggiano sempre sui medesimi valori base appresi nei primi tre gradi.
- Universalità e fraternità senza barriere: sin dalle Costituzioni di Anderson, la Massoneria proclama di accogliere uomini di ogni nazione, etnia, lingua e credo, superando le divisioni profane in nome della fratellanza universale. “La Muratoria diviene il Centro di Unione” dove persone che altrimenti sarebbero rimaste distanti possono stringere sincera amicizia. Nei documenti antichi si stabiliva che i membri dovessero essere “uomini liberi e di buoni costumi” e non fossero donne, schiavi, né persone immorali o di cattiva reputazione. Tali restrizioni riflettevano la società del tempo; oggi la maggior parte delle Massonerie “regolari” mantiene la tradizione di Logge composte da soli uomini, mentre esistono anche Obbedienze cosiddette “liberali” o “miste” che ammettono iniziati di entrambi i sessi (ad esempio in Francia e in altri Paesi latini). In ogni caso, all’interno di una loggia massonica tutti i membri si riconoscono uguali fra loro – nobili o borghesi, professionisti o artigiani – poiché ciò che conta è il valore personale e il grado massonico raggiunto, non le distinzioni di censo o classe del mondo esterno. Questo principio di uguaglianza interna fu rivoluzionario nel XVIII secolo, anticipando in forma vissuta le idee illuministiche di democrazia e pari dignità umana. Ancora oggi il massone chiama chiunque “Fratello”, riconoscendo in ogni altro membro una comune umanità e un pari diritto al rispetto.
- Laicità e tolleranza: la Massoneria è per sua natura sovra-confessionale e sovra-partitica. Anderson prescrisse che il massone fosse tenuto a obbedire alla “Legge morale” e a non essere “un ateo sciocco né un libertino irreligioso”, ma aggiunse che non è richiesta l’adesione a una specifica dottrina religiosa: egli deve abbracciare solo quella “Religione su cui tutti gli uomini concordano”, ovvero l’essere uomini buoni e onesti, lasciando a ciascuno le proprie particolari opinioni teologiche. In tal modo la Massoneria divenne un luogo di incontro fra persone di fedi diverse, unite dai valori etici comuni. Il concetto di un Ente Supremo, denominato simbolicamente Grande Architetto dell’Universo (G.A.D.U.), è presente nella tradizione massonica regolare quale principio di armonia e ordine cosmico. Ogni iniziato è libero di interpretare il Grande Architetto secondo la propria fede (Dio, l’Essere Supremo, l’Ordine naturale, ecc.), mantenendo la Massoneria su un piano di spiritualità universale e non settaria. Parallelamente, sul piano politico, la Massoneria si impegna a non schierarsi né interferire: già nel ’700 si stabilì l’assoluta neutralità della Loggia rispetto a dispute politiche o confessionali, proibendo di discutere di politica e religione durante i lavori. Questo per preservare l’armonia fraterna ed evitare divisioni ideologiche all’interno delle officine. Nella Massoneria anglosassone ancora oggi vige rigorosamente il divieto di affrontare temi politici o religiosi “profani” in Loggia, mentre in alcune Massonerie latine questa regola è storicamente interpretata in modo più elastico. In ogni caso, l’Ordine non è anti-politico né anti-religioso: molti Massoni, agendo come singoli cittadini, hanno anzi promosso valori civili (libertà, diritti, tolleranza) e dialogo interreligioso, ma sempre al di fuori delle porte del Tempio. La tolleranza reciproca è dunque un pilastro: ogni Massone impara a rispettare l’altrui opinione e a bandire ogni fanatismo dogmatico, ricercando la Verità incessantemente ma senza pretendere di imporla. Questo atteggiamento aperto e antidogmatico – pur non esplicitamente chiamato “tolleranza” nei testi del 1723 – è diventato un tratto distintivo dell’etica massonica con l’Illuminismo e rimane fondamentale oggi, specie in contesti occidentali pluralisti.
- Segretezza, discrezione e ritualità: la Massoneria viene spesso detta una “società segreta”, ma più propriamente è una società con segreti. Fin dalle origini, i membri giurano di custodire riservati i segni di riconoscimento, i modi d’iniziazione e i particolari rituali interni. Questa discrezione (in passato estrema, al punto da distruggere documenti rituali dopo le riunioni) aveva lo scopo di proteggere l’Ordine da interferenze esterne e di cementare la fiducia reciproca tra i fratelli. Ancora oggi i Massoni non rivelano a profani i dettagli dei rituali, impegnandosi però a vivere pubblicamente secondo i valori appresi. La riservatezza è vista come una virtù: insegna a essere fidati (un Massone mantiene la parola data e custodisce confidenze) e a dare importanza alla sostanza più che all’ostentazione. Inoltre il clima di privacy in Loggia crea uno spazio sacro separato dal mondo profano, dove i membri possono dedicarsi a riflessioni profonde senza distrazioni. Le cerimonie massoniche sono svolte con un linguaggio simbolico arcaico, spesso ottocentesco o settecentesco, e col passare del tempo i rituali di varie giurisdizioni hanno assunto stili diversi – ad esempio il Rituale Emulation inglese, il Rito Simbolico Italiano, il Rito Francese ecc. – ma il senso di solennità e il patrimonio di simboli sono largamente condivisi. Ad ogni riunione, i tre “Grandi Lumi” della Massoneria (la Squadra, il Compasso e il Libro della Legge Sacra) vengono esposti in posizione d’onore. Nella tradizione inglese il Libro sacro è tipicamente la Bibbia; in Italia e altrove può essere anche un altro testo sacro a seconda della fede dei membri (Corano, Vangeli, Torah, ecc.) oppure – nelle logge laiche di tradizione francese – il volume delle Costituzioni massoniche, simbolo della legge morale universale. Ciò sottolinea come la Massoneria onori la spiritualità e la legge morale, pur senza legarsi ad alcuna confessione particolare. Il Giuramento sul Libro Sacro, prestato dall’iniziato durante l’Iniziazione, ha un forte valore simbolico e psicologico: vincola l’individuo al proprio impegno di onorare i principi massonici, fungendo da suggello solenne della sua trasformazione interiore.
In sintesi, la Massoneria ufficiale si presenta come universale nei valori e nei fini, pur declinandosi in modi diversi a seconda delle Obbedienze. Il patto massonico – al di là di fraintendimenti – non è una cospirazione socio-politica, ma un impegno collettivo verso un ideale di perfezionamento dell’uomo e della società. Come recita un documento della Gran Loggia d’Italia: “fin dalle remote età, lo sforzo dei nostri Maestri è stato quello di fare del mondo intero una famiglia ideale in cui potesse regnare lo spirito di Libertà, Uguaglianza e Fraternità”. Questi ideali illuministi di libertà di coscienza, pari dignità e fratellanza universale compongono il DNA spirituale della Massoneria e spiegano la sua diffusione internazionale.
Simboli e allegorie della tradizione massonica
La Massoneria comunica i suoi insegnamenti principalmente attraverso simboli visivi e azioni rituali. Si serve in gran parte del linguaggio dell’architettura e dell’arte edilizia, eredità delle corporazioni medioevali di muratori da cui trae ispirazione. Ogni oggetto del tempio massonico – dagli arredi agli attrezzi – ha un valore allegorico preciso e offre spunti di meditazione interiore. Vediamo alcuni tra i simboli fondamentali e il loro significato:
- Il Tempio di Salomone: la loggia massonica è idealmente la ricostruzione simbolica del leggendario Tempio di Re Salomone a Gerusalemme. Nella ritualità, i Massoni si concepiscono come i costruttori di un nuovo Tempio – non più di pietra, ma spirituale – dedicato all’umanità e al Grande Architetto. Ogni massone lavora al Tempio Interiore, ovvero alla propria anima e carattere, per renderli degni di quello “edificio ideale” che è la società perfetta. Gli elementi architettonici del Tempio sono ricchi di allegorie: ad esempio, le due colonne all’ingresso (chiamate Jachin e Boaz nella tradizione salomonica) rappresentano polarità complementari – forza e stabilità, principio attivo e passivo – e delimitano il passaggio dal mondo profano allo spazio sacro dell’iniziazione. Il pavimento a scacchi bianco e nero, visibile in ogni loggia, simboleggia le tessere alternate di gioia e dolore, luce e tenebra che compongono la vita umana: il Massone deve accettare questa dualità e procedere con rettitudine anche in mezzo alle avversità e alle contraddizioni del mondo. Sul pavimento, durante i lavori rituali, vengono disposti vari oggetti simbolici (il quadro di loggia, le colonne, le luci, gli utensili), componendo un vero “linguaggio figurato” che i fratelli apprendono a interpretare.
- Squadra e Compasso: è il simbolo massonico per eccellenza, universalmente riconosciuto, spesso affisso sulle facciate delle case massoniche. Rappresenta gli strumenti principali del lavoro del libero muratore speculativo. La Squadra (il grembo squadra) e il Compasso sono tipicamente sovrapposti – a formare un quadrilatero – con la punta del compasso aperta sulla squadra. La Squadra viene interpretata come emblema della rettitudine morale: insegna al massone a “squadrare” le proprie azioni secondo virtù e giustizia, trattando gli altri con equità e ponendo solide basi etiche alla propria vita. Il Compasso simboleggia la misura e il dominio di sé: con esso l’iniziato impara a tracciare i confini delle proprie passioni e ambizioni, mantenendole nei giusti limiti, e a delineare un cerchio di moderazione attorno ai propri desideri. In alcune letture, la Squadra raffigura la materia, la dimensione concreta e terrena, mentre il Compasso rappresenta lo spirito o la mente, la dimensione del pensiero astratto. I due strumenti uniti indicano dunque l’interdipendenza tra il piano materiale e quello spirituale, che il Massone deve bilanciare armonicamente. Nessuna interpretazione è imposta dogmaticamente – la Massoneria incoraggia l’approfondimento personale dei simboli – ma generalmente la Squadra posta sotto il Compasso (come spesso raffigurata) suggerisce la preminenza dello spirito sulla materia, o quantomeno la necessità di guidare l’azione pratica con la saggezza interiore. Nello spazio tra squadra e compasso appare talvolta un ulteriore simbolo: per esempio una stella fiammeggiante (emblema della conoscenza e della Luce della verità), oppure la lettera “G”. Questa lettera ha duplice significato tradizionale: Great Architect of the Universe (in inglese, Grande Architetto dell’Universo) oppure God (Dio). Alcuni vi leggono anche Geometry (Geometria), scienza cara ai massoni, o Gnosis (Conoscenza). Comunque la si interpreti, la “G” al centro della Squadra e Compasso richiama la presenza del principio divino o dell’Ordine cosmico nel cuore dell’operare massonico. Ogni loggia espone la squadra e compasso durante le riunioni, insieme al Libro Sacro, in segno che Moralità, Spiritualità e Sapienza (rispettivamente simboleggiate da squadra, compasso e Volume della Legge) sono le luci guida del lavoro massonico.
- La Pietra Grezza e la Pietra Cubica: due simboli centrali che incarnano il percorso di trasformazione interiore del Massone. La Pietra Grezza è un blocco di pietra informe, non lavorato: essa rappresenta l’uomo allo stato profano, imperfetto, non ancora illuminato dalla conoscenza. In questa pietra “irregolare” sono metaforicamente racchiusi i vizi, le passioni, le invidie e l’intolleranza che rendono l’individuo inadatto alla costruzione del Tempio interiore. Il lavoro del Massone consiste nello “sgrossare” gradualmente questa pietra, eliminando le asperità caratteriali e le impurità morali. Gli strumenti simbolici per farlo sono la squadra e il compasso (uniti al martello e scalpello), ovvero l’applicazione costante della disciplina etica e della introspezione sapiente. Col tempo e l’impegno, la pietra informe si trasforma nella Pietra Cubica (o pietra levigata): un blocco regolare, dalle facce perfettamente quadrate e levigate. La Pietra Cubica simboleggia la personalità perfezionata, l’uomo che ha vinto i propri vizi e raggiunto l’armonia interiore. Essa esprime la compiuta elevazione spirituale e la realizzazione dell’Essere in pienezza. In termini psicologici, il passaggio da pietra grezza a pietra cubica equivale ad un processo di individuazione e miglioramento di sé: lavorando su di sé quotidianamente – “scavando prigioni ai vizi” e coltivando le virtù – l’iniziato acquisisce padronanza sulle proprie debolezze e libera il proprio potenziale latente, così come lo scultore libera la statua dal blocco grezzo di marmo. Non a caso Michelangelo affermava che “ogni blocco di pietra contiene un’infinità di forme umane: spetta allo scultore saperle liberare”. Il Massone diviene scultore di sé stesso. In alcune cerimonie scozzesi si parla della pietra cubica che “suda sangue e acqua” prima di farsi Rosa Mistica, alludendo alle prove dolorose e allo sforzo incessante necessari per purificarsi, fino al conseguimento finale della Luce interiore. Questo linguaggio iniziatico sottolinea la dimensione quasi “alchemica” della trasformazione spirituale massonica: il piombo delle imperfezioni umane è trasmutato in oro di saggezza e virtù.
- Altri simboli e strumenti emblematici: il patrimonio simbolico massonico è vastissimo. Possiamo citarne alcuni esempi significativi:
- Il Grembiule bianco di pelle, indossato in loggia, segno distintivo del muratore operativo d’un tempo e oggi simbolo di innocenza e operatività. Ricorda al massone che egli è un “operaio” nel cantiere della propria anima e del mondo, e al contempo che deve mantenere la purezza di cuore e l’umiltà (il bianco richiama candore e rettitudine). È detto l’“insegna del lavoro onesto” ed è spesso considerato il più nobile tra gli ornamenti massonici.
- Il Triangolo e la Squadra: figure geometriche spesso visibili nel tempio. Il triangolo (specie con l’Occhio Onniveggente inscritto) è simbolo della Divina Provvidenza o dell’Onnipresenza del Grande Architetto – l’Occhio che tutto vede – nonché dell’armonia trinaria (molte triadi massoniche: Saggezza, Forza e Bellezza; Libertà, Uguaglianza, Fratellanza; Sole, Luna e Maestro della Loggia, ecc.). La squadra (angolo retto) rappresenta invece la giustizia e la virtù “quadrata”: è spesso associata al ruolo di Venerabile Maestro (il presidente della loggia la indossa come gioiello pendente sul petto), a significare che chi guida deve incarnare l’imparzialità e la rettitudine.
- Le Tre Luci: in ogni loggia tre grandi candelabri simboleggiano le tre “piccole luci” che illuminano i lavori. Si associano alle tre colonne ideali Sapienza, Forza e Bellezza, considerate le qualità che sostengono la loggia e l’Universo. La Sapienza del Maestro Venerabile nel dirigere, la Forza del Primo Sorvegliante nel sostenere la loggia e la Bellezza del Secondo Sorvegliante nell’adornarla di armonia: queste virtù dovrebbero risplendere in ogni atto massonico.
- La Livella e il Filo a Piombo: strumenti del Compagno d’Arte, ricordano rispettivamente l’uguaglianza e la rettitudine. La livella, che verifica il piano orizzontale, insegna che “sullo stesso piano” tutti gli uomini sono uguali – è simbolo di equità e fratellanza livellatrice delle differenze sociali. Il piombo (filo a piombo) verifica la perfetta verticalità: esorta il massone a mantenersi diritto, saldo nei principi, orientato verso l’alto (i valori spirituali), senza deviare.
- Il Maglietto e lo Scalpello (o la Cazzuola): il maglietto o martello è usato per battere il ritmo in loggia e per “colpire” simbolicamente i propri difetti. È simbolo della volontà ferma e della forza d’azione necessarie per il lavoro interiore. Lo scalpello affilato rappresenta la conoscenza e l’intelletto, strumenti fini con cui sbozzare le imperfezioni. In alcune versioni il maglietto è abbinato alla Leva (che simboleggia il discernimento per rimuovere pesi e ostacoli). La Cazzuola, invece, è lo strumento del Maestro Muratore: serve a spargere il cemento che unisce le pietre. Allegoricamente, è l’amore fraterno che unisce i fratelli tra loro; il Massone usa la cazzuola per diffondere la fratellanza e colmare le crepe tra gli uomini con la “malta” della carità e della comprensione reciproca.
- L’Acacia: pianticella sempreverde menzionata nella ritualità del Terzo Grado (Maestro). Un ramoscello d’acacia fu deposto – secondo la leggenda massonica – sul luogo di sepoltura di Hiram, l’architetto del Tempio, ucciso dai congiurati. Da allora l’acacia è divenuta simbolo di immortalità dell’anima e di innocenza rigenerata. Il Massone trae dall’acacia la speranza che, pur morendo il corpo, la virtù e lo spirito sopravvivono. I Maestri Massoni talora portano all’occhiello un rametto di acacia, promemoria che sotto “l’Acacia dimora la Scienza” e che la vita virtuosa vince la morte.
- La Stella Fiammeggiante: stella a cinque punte raggiante di luce, spesso collocata al centro del soffitto del Tempio o nel “Quadro di Loggia” dell’Apprendista. Essa simboleggia la Luce della conoscenza che rischiara l’iniziato. I cinque punti richiamano anche l’uomo (la stella a cinque punte inscritta nel cerchio è l’uomo vitruviano) e le cinque virtù massoniche. La stella fiammeggiante guida il Massone nella ricerca della verità, così come la stella polare guida i navigatori nella notte.
Naturalmente, l’elenco potrebbe continuare a lungo: praticamente ogni dettaglio dell’iconografia massonica – dal numero e posizione dei colpi di maglietto, al colore dei paramenti, alle parole e gesti – ha un senso esoterico e morale. Questo intreccio di simboli offre ai Massoni una “palestra di simbolismo” dove allenare l’intuizione e il pensiero analogico. Nulla in Massoneria è puramente letterale: ogni racconto leggendario (come la morte e resurrezione allegorica del Maestro Hiram nel Terzo Grado), ogni strumento, ogni architettura, veicola insegnamenti interiori. Come è stato detto, il simbolo è potente perché “la sua interpretazione agevola la percezione della Conoscenza e conduce all’Intuizione del Vero”, parlando direttamente alle facoltà più profonde dell’uomo. I simboli fungono dunque da specchi dell’anima: contemplandoli, il Massone vi scorge i princìpi universali e li riflette su di sé, ricavandone significati personali per la propria crescita. Questo processo, oltre a trasmettere valori etici, ha anche un effetto psicologico: offre al Massone chiavi di lettura della realtà e di sé stesso, aiutandolo a dare un senso spirituale all’esperienza quotidiana.
I “Landmarks” della Massoneria: Antichi Doveri e precetti
Oltre ai simboli, la Massoneria è regolata da una serie di precetti morali e comportamentali che ne tracciano la via maestra. Questi precetti, in parte già accennati, trovano la loro formulazione classica negli Antichi Doveri allegati alle Costituzioni di Anderson del 1723. Si tratta di sei articoli principali che delineano i doveri del Libero Muratore verso Dio, verso le autorità civili, verso la Loggia e i Fratelli, e il suo comportamento in varie circostanze. Vediamone i punti salienti e il loro significato reale:
- 1. Di Dio e della Religione: “Un Muratore è tenuto a obbedire alla legge morale; e se intende rettamente l’Arte, non sarà mai un ateo stupido né un libertino irreligioso. […] Oggi si reputa più conveniente obbligarli soltanto a quella Religione nella quale tutti gli uomini convengono, lasciando a essi le loro particolari opinioni; ossia essere uomini buoni e sinceri, uomini d’onore e di onestà, quali che siano le denominazioni o persuasioni che li distinguono”. Questo passaggio epocale emancipò la Massoneria dall’obbligo di aderire a una confessione di Stato (com’era “nei tempi antichi”) e la pose su basi di universalismo deista e morale. Il messaggio simbolico è chiaro: al Massone è richiesto di riconoscere un principio superiore di moralità (il Grande Architetto o legge morale universale) e di vivere onestamente, ma non di uniformarsi a dogmi particolari. Così la Loggia diviene un “Centro di Unione” tra uomini di diverse fedi, i quali vi entrano come eguali figli dell’Altissimo, uniti dalla comune tensione al bene. Psicologicamente, ciò educa alla tolleranza religiosa: il massone impara a trovare nei valori etici condivisi un terreno d’incontro, superando pregiudizi confessionali. L’insistenza che non vi siano “atei stupidi” (stupid atheists) ha generato dibattiti: da un lato indica che il Massone deve avere una certa spiritualità, una mente aperta al trascendente (non necessariamente teista in senso stretto, ma almeno non materialista cinico); dall’altro, quell’aggettivo “stupido” sembra riferirsi non a chi semplicemente dubita, ma a chi arrogantemente nega qualsiasi principio morale superiore. In pratica, questo dovere spinge il Massone a coltivare la consapevolezza interiore di un ordine etico (sia esso voluto da Dio o insito nella dignità umana) che trascende il proprio ego. Ciò rappresenta la base spirituale del percorso massonico, pur lasciando massima libertà di credo.
- 2. Del Magistrato Civile: “Un Muratore è un pacifico suddito dei Poteri Civili, ovunque risieda o lavori, e non deve mai essere coinvolto in complotti e cospirazioni contro la pace e il benessere della Nazione, né comportarsi indebitamente verso i magistrati… Cosicché se un Fratello divenisse un ribelle contro lo Stato, non deve essere favorito nella sua ribellione, ma piuttosto compianto come uomo infelice; e, non convinto di altro delitto, … egli non può venire espulso dalla Loggia, e il suo vincolo rimane irrevocabile”. Questo articolo stabilisce la lealtà dei Massoni allo Stato e alle leggi. Storicamente, servì a rassicurare le autorità che le logge non erano focolai di sedizione. In senso più profondo, insegna al Massone il valore della legalità e della pace sociale. La Massoneria non incita alla rivoluzione né all’anarchia: il miglioramento della società deve avvenire in modo graduale e ordinato, non tramite complotti violenti. Il Massone è esortato ad essere un buon cittadino, a rispettare i governi legittimi e a promuovere il benessere comune. Se un fratello infrange questo principio diventando ribelle, la Massoneria non lo supporta politicamente (anzi lo disconosce in quell’azione), ma continua a considerarlo fraternamente se non ha altri misfatti – un delicato equilibrio tra legge civile e misericordia fraterna. In pratica, questo precetto si traduce nell’impegno dei Massoni a operare per il bene civico, attraverso la legge e non contro di essa. Psicologicamente, inculca un’attitudine costruttiva anziché distruttiva: il Massone tende a migliorare la società dall’interno, con l’esempio e l’influenza personale, piuttosto che cedere al caos o alla cospirazione. Molti personaggi storici massoni furono protagonisti di processi rivoluzionari (si pensi agli indipendentisti americani, o ai patrioti del Risorgimento italiano); eppure essi vedevano le loro azioni come volte a instaurare governi più giusti e liberi, non come mero disordine. Il Massone concilia dunque l’amore di patria con l’amore universale: obbedisce alle leggi giuste, ma sente anche il dovere morale di adoperarsi perché la giustizia e la libertà fioriscano nel proprio Paese. Quando questo precetto fu scritto (1723), c’era sullo sfondo l’epoca delle congiure e guerre civili inglesi: Anderson volle assicurare che la nuova Massoneria fosse baluardo di stabilità. Oggi, il messaggio resta valido: il Massone non è un “cospiratore oscuro”, bensì un cittadino leale che condivide ideali di progresso legale (e infatti le Costituzioni di Anderson furono presto viste con favore da molti monarchi illuminati dell’epoca).
- 3. Delle Logge: definisce cosa è una loggia e quali persone vi possono essere ammesse. “Una Loggia è un luogo dove i Muratori si raccolgono e operano… Le persone ammesse come membri di una Loggia devono essere uomini buoni e sinceri, nati liberi e di età matura e discreta, non schiavi, non donne, non uomini immorali o scandalosi, ma di buona reputazione”. Questi requisiti – uomini liberi, adulti e di buona reputazione – delineano l’identikit morale del profano che aspira a diventare massone. “Nato libero” in origine escludeva gli schiavi e serfs (servi della gleba), assicurando che l’iniziato fosse giuridicamente indipendente; oggi rimane a significare che deve essere libero di mente e di cuore, non costretto da altri o da condizionamenti servili, e padrone delle proprie decisioni. L’età matura e discreta indica che non si iniziavano (né si iniziano) minori o persone immature: occorre una certa maturità per apprezzare gli insegnamenti esoterici e assumere impegni morali. Il candidato dev’essere di buoni costumi, senza macchie gravi nell’onore: ciò tutela la dignità dell’Ordine e la fiducia reciproca tra fratelli. Sono esclusi i “nullafacenti immoralità e scandalo”, cioè coloro la cui condotta pubblica sia vergognosa – il che implica che un Massone deve mantenere buona reputazione anche dopo l’iniziazione, pena sanzioni disciplinari. Infine, l’esclusione di “non donne” riflette il contesto storico in cui la Massoneria era fenomeno maschile; su questo aspetto, come detto, col tempo sono sorte istituzioni parallele per donne (le Logge Femminili) e istituzioni miste. La loggia viene inoltre definita come un’assemblea organizzata di massoni, soggetta ai propri regolamenti e alle leggi della Gran Loggia (l’autorità massonica centrale). Si sottolinea l’importanza della partecipazione: anticamente, nessun Maestro o Compagno poteva mancare alle convocazioni se non per giustificato motivo, pena severe censure. Ciò insegna il valore della disciplina e dell’impegno comunitario: far parte di una loggia comporta doveri verso i fratelli, richiede assiduità e rispetto delle regole comuni. Simbolicamente, la loggia è vista come un microcosmo armonico dove vige la fratellanza e l’ordine: ogni fratello vi occupa un “posto” assegnato e deve dare il meglio di sé per il bene dell’officina. Il rispetto della gerarchia interna (Maestri, Sorveglianti, etc., scelti però “non per anzianità ma per merito”) educa all’umiltà e alla meritocrazia: ognuno deve ambire a progredire migliorando se stesso, non per vanagloria ma per servire meglio la Fratellanza. In loggia crollano le barriere del mondo esterno, ma se ne erigono di nuove basate su virtù e capacità acquisite: è un modello di società ideale in cui solo il proprio valore (morale e iniziatico) determina l’onore e le responsabilità che si possono ottenere. Questo è un forte incentivo psicologico all’auto-miglioramento.
- 4. Dei Maestri, Sorveglianti, Compagni e Apprendisti: tratta delle norme interne di avanzamento e governo della loggia. Stabilisce che le cariche (Venerabile Maestro, Primi e Secondi Sorveglianti, ecc.) devono essere assegnate in base al merito personale e alla competenza, non semplicemente all’anzianità di iscrizione. Inoltre, nessuno può diventare Maestro Venerabile senza aver servito come Sorvegliante, né diventare Gran Maestro (a capo di tutte le logge) senza essere stato prima Maestro di loggia, salvo eccezioni per individui di merito eccezionale e nobile condizione. Questo articolo, un po’ tecnico, inculca però valori importanti: l’umiltà (ognuno deve fare gavetta e imparare progressivamente l’arte prima di aspirare a guidare gli altri) e la devozione al servizio (il Gran Maestro ideale è colui che ha servito in ogni ruolo ed è stimato per virtù e capacità, non per sola aristocrazia). Viene anche ribadito che il Maestro di una loggia deve occuparsi di addestrare i nuovi Apprendisti e non prenderne più di quanti ne possa istruire adeguatamente. C’è persino un riferimento all’idoneità fisica dell’Apprendista: “non avere mutilazioni o difetti che lo rendano incapace di apprendere l’Arte” – allusione al fatto che, un tempo, servivano buone condizioni fisiche per lavorare nelle costruzioni; simbolicamente, potremmo leggere che il candidato non dev’essere affetto da “mutilazioni morali” gravi che gli impediscano di servire i fini dell’Ordine. La Massoneria moderna è inclusiva anche verso portatori di handicap fisici, ma mantiene l’idea che occorre una integrità morale e una idoneità intellettuale minima per giovarsi del percorso iniziatico. Tutto questo insieme di regole interne disegna una micro-società dove regnano ordine, rispetto e fratellanza. Ai fratelli si chiede di obbedire agli ufficiali di loggia “con umiltà, riverenza, amore e alacrità”. Ciò può suonare formale, ma serve a tenere lontani ego e rivalità: i Massoni imparano a lavorare insieme come membri di una squadra, riconoscendo l’autorità di chi, a turno, è preposto a dirigere i lavori. In cambio, chi dirige deve farlo con saggezza e secondo merito – un tacito patto di reciproco rispetto. In termini psicologici, questo addestra all’autodisciplina, al saper sia obbedire che comandare con equanimità, qualità utilissime anche nella vita profana (nel lavoro, nella famiglia, nelle comunità).
- 5. Della Condotta dell’Arte nel Lavoro: è un articolo che richiama l’etica del lavoro mutuata dalle corporazioni. “Tutti i Muratori devono lavorare onestamente nei giorni di lavoro, onde possano vivere decorosamente nei giorni di festa; […] Il più esperto dei Compagni d’Arte deve essere scelto come Maestro (capo del lavoro); […] Gli uomini dell’Arte devono evitare ogni linguaggio cattivo e non chiamarsi con nomi spregevoli ma Fratello o Compagno; ed essere cortesi fra loro sia dentro che fuori dalla Loggia. Il Maestro […] lealmente impiegherà le sostanze del committente come se fossero sue proprie; […] non darà ad alcun Fratello un salario superiore al merito. […] Tutti i Muratori impiegati riceveranno il loro giusto salario docilmente, senza mormorazioni né ribellioni, e non lasceranno il Maestro finché il lavoro sia compiuto. […] Un Fratello più giovane deve essere istruito nel lavoro […] perché si mantenga nell’amore fraterno”. Qui viene delineata un’etica professionale e comportamentale molto elevata: onestà nel lavoro, diligenza, equità nelle retribuzioni, obbedienza ai capi, niente invidia o scorrettezze tra colleghi, linguaggio pulito, educazione reciproca. Anche se oggi i Massoni non lavorano più come muratori operativi, questi precetti permangono come simbolo di come comportarsi nel “lavoro” della vita. Significano che il Massone deve essere un lavoratore esemplare in qualunque campo: industrioso, leale verso il proprio dovere, giusto verso i sottoposti e rispettoso verso i superiori, cordiale e solidale coi pari. “Lavorare onestamente nei giorni feriali per vivere degnamente nei festivi” è un bell’aforisma che suggerisce moderazione e rettitudine: guadagnarsi la vita col sudore e godere dei frutti del lavoro con gratitudine, senza ozio né sfruttamento altrui. La condanna di invidia e maldicenze è un’esortazione alla solidarietà: i Massoni dovrebbero sostenersi a vicenda, non ostacolarsi. “Non soppiantare un fratello nel suo lavoro” è un monito contro l’arrivismo sleale. E che i più esperti istruiscano i giovani ricorda il dovere di trasmettere conoscenza e allevare la nuova generazione, mantenendo vivo il fuoco della tradizione. In un mondo competitivo, questi principi indicano la via di un’etica cooperativa e onorevole. Dal punto di vista psicologico, lavorare applicando tali valori rafforza il carattere: la dignità personale aumenta sapendo di agire con onestà; il rapporto con gli altri migliora grazie a cortesia e fratellanza; si crea un ambiente di fiducia in cui l’individuo si sente rispettato e dà il meglio di sé. La Massoneria quindi insegna ai suoi adepti ad essere cittadini operosi e virtuosi, a rifuggire l’ozio, la corruzione e il sopruso. Questi concetti, se applicati, elevano anche la qualità della vita quotidiana: un Massone coscienzioso nel suo mestiere, leale con colleghi e amici, equilibrato nel godersi il tempo libero, costruisce attorno a sé un’esistenza armoniosa e rispettabile.
- 6. Del Comportamento (dentro e fuori dalla Loggia): quest’ultima sezione, molto articolata, fornisce istruzioni su come un Massone deve comportarsi in ogni occasione. È suddivisa in vari paragrafi: (1) Comportamento in Loggia – esorta a non creare fazioni o “comitati separati” all’interno della loggia, a non interrompere o mancare di rispetto al Maestro e ai Sorveglianti durante i lavori, a non trattare argomenti indecenti o futili in una riunione che deve restare seria e solenne. Ciò per preservare la dignità e l’armonia del rito. Si richiede ai fratelli di tenere un atteggiamento decoroso e disciplinato, evitando scherzi fuori luogo o volgarità mentre si svolge la ritualità. Questo insegna raccoglimento e capacità di adattare il proprio comportamento al contesto: in loggia si entra in uno stato di serietà rispettosa, si allena la concentrazione, l’ascolto e l’osservanza delle forme rituali. Sono abilità che poi possono tradursi, fuori, in rispetto per le cerimonie civili, per il prossimo e per l’ordine nelle assemblee. – (2) Dopo la chiusura della Loggia, prima di congedarsi – “Potete divertirvi con innocente allegria, trattandovi l’un l’altro secondo il vostro talento, ma evitando ogni eccesso, senza costringere alcun Fratello a mangiare o bere oltre la sua inclinazione, né impedirgli di andarsene se le circostanze lo chiamano”. In altre parole, quando la riunione formale è finita, i fratelli possono socializzare in convivialità e buon umore (il tradizionale banchetto massonico o agape), però sempre con moderazione, senza eccessi di alcol o cibo, e rispettando la libertà di ciascuno. Viene proibito di trattenere con la forza qualcuno o di offendere o fare scherzi pesanti che turbino l’armonia. Importante: “non introdurre rancori personali né questioni di Religione o Nazione o politica, essendo noi come Muratori della predetta Religione Universale, e avversi ad ogni politica”. Questo ribadisce fortemente che anche nei momenti di svago tra fratelli non si devono far nascere discussioni settarie su politica o religione, poiché la Massoneria è al di sopra di tali divisioni profane Si attribuisce enfasi all’armonia fraterna come bene supremo da non infrangere per nessun motivo. È notevole la frase: “noi siamo inoltre di tutte le Nazioni, Lingue e Idiomi e siamo avversi a tutte le politiche, poiché queste non hanno mai portato benessere alla Loggia”. In questa regola c’è un insegnamento psicologico: imparare a sospendere il giudizio sulle opinioni politiche/religiose altrui, almeno in quel contesto, e a vedere il fratello al di là di esse, come persona umana. Ciò sviluppa apertura mentale e capacità di convivenza pacifica. – (3) Quando i Fratelli si incontrano fuori, senza estranei presenti, ma non in una Loggia – devono salutarsi cordialmente, chiamandosi “Fratello”, scambiandosi liberamente istruzioni utili ma senza farsi notare o sentire da profani. Inoltre, pur essendo tutti i Massoni uguali fra loro come Fratelli, “la Muratoria non toglie a un uomo l’onore di cui godeva prima; anzi lo aumenta se ha ben meritato”. Significa che fuori dalla loggia si può riconoscere il grado o la dignità che un fratello ha nella società, ma all’interno si interagisce su un piano di parità. Questo suggerisce rispetto sia per l’uguaglianza fraterna che per i meriti individuali: il Massone non sminuisce mai nessuno, né in loggia né fuori, e sa dare onore al fratello che lo merita (ad esempio rispettando un fratello anziano, o uno di alta carica civile, anche se in loggia siedono fianco a fianco). – (4) In presenza di non Massoni (profani): “Sarete cauti nelle parole e nel portamento affinché l’estraneo più accorto non possa scoprire o capire ciò che non è conveniente apprenda; talvolta dovrete sviare un discorso e manovrarlo prudentemente per l’onore della rispettabile Fratellanza”. Questa è la consegna della discrezione: il Massone, tra profani, non deve vantarsi né rivelare segreti massonici. Se una conversazione tocca argomenti massonici o delicati, bisogna deviarla con tatto. L’obiettivo è proteggere l’onore e la reputazione dell’Ordine – evitare che parole avventate alimentino pregiudizi esterni o ridicolizzino la Massoneria. Ciò allena l’autocontrollo verbale e la prudenza sociale: il Massone diventa cauto nel parlare, non spiffera ciò che non deve, sviluppa uno stile di comunicazione più consapevole. – (5) In casa e tra vicini: “Dovete agire come conviene a un uomo morale e saggio; non lasciate che la vostra famiglia, amici e vicini conoscano ciò che riguarda la Loggia, ma con saggezza tutelate l’onore vostro e dell’antica Fratellanza. Dovete anche tutelare la vostra salute non trattenendovi troppo a lungo o troppo lontano da casa dopo le ore di Loggia, ed evitando ghiottoneria e ubriachezza, affinché le vostre famiglie non siano trascurate né offese, né voi resi inabili al lavoro”. Questo punto è notevole: esorta il Massone a non trascurare i propri doveri verso la famiglia e sé stesso a causa dell’impegno massonico. Pur dedicando tempo alla Loggia, non deve rimanere fuori fino a tardi oltre misura né indulgere in eccessi alle cene sociali, in modo da non danneggiare la propria salute o gli affetti familiari. C’è un senso di equilibrio: la Massoneria non deve diventare un’ossessione a scapito della vita personale. La famiglia non deve soffrire né allarmarsi per segreti o assenze ingiustificate – il Massone è tenuto a essere un buon padre, marito, figlio, lavoratore, ecc. La “segretezza” verso i non iniziati va temperata col buonsenso: i familiari non vanno scandalizzati; l’onore della Fratellanza si tutela anche comportandosi da gentiluomini in casa e in società. In pratica, questo insegna al Massone la moderazione e la doppia fedeltà: ai propri ideali massonici ma anche ai propri doveri profani. – (6) Verso un Fratello straniero: se si presenta qualcuno dicendo di essere massone, occorre esaminarlo con cautela, per prudenza, così da non farsi ingannare da impostori; ma, accertata la genuinità, “dovete rispettarlo di conseguenza; e se è nel bisogno, aiutarlo se potete, o indirizzarlo dove possa essere aiutato; dovete trovargli qualche giorno di lavoro o raccomandarlo perché sia occupato. Tuttavia non siete obbligati oltre le vostre possibilità, ma solo a preferire un Fratello povero (ma onesto) a qualsiasi altra persona povera nelle stesse circostanze”. Questo stabilisce il principio della mutua assistenza: la carità massonica deve primariamente soccorrere i fratelli, ovunque nel mondo, perché la Massoneria è una grande famiglia internazionale. Tuttavia, la carità va fatta con discernimento: il fratello viaggiatore va aiutato secondo possibilità e merito (se è “uomo buono e sincero”), e senza trascurare gli altri bisognosi al di fuori dell’Ordine – in condizioni uguali, si dà precedenza al fratello, ma non si favorisce l’indegno. Questa regola coltiva la benevolenza e l’altruismo pratico: ogni Massone sa di poter trovare appoggio tra fratelli anche lontano da casa (il che dà sicurezza psicologica), e parimenti è tenuto ad essere generoso quando un fratello forestiero bussa alla sua porta. Storicamente, i massoni hanno istituito casse di solidarietà, orfanotrofi, ospedali, fondi pensione per fratelli in difficoltà, anticipando in certo modo lo stato sociale. L’idea chiave è che la Fratellanza comporta obblighi concreti, non solo cerimonie: “alle opere di beneficenza i Massoni sono tenuti dovunque”. Questo naturalmente si estende, fuori dal gruppo, anche alla filantropia verso il prossimo in generale: chi impara ad aiutare un fratello, sarà disposto ad aiutare anche il vicino profano, senza aspettarsi nulla in cambio. – (Conclusione): l’articolo 6 termina con un’esortazione generale: “Infine, tutti questi doveri dovete osservarli, e anche quelli che vi saranno comunicati per altra via; coltivando l’amore fraterno, la pietra di fondazione e di volta, il cemento e la gloria di questa antica Fratellanza, evitando tutte le dispute e questioni, tutte le maldicenze e calunnie, non permettendo ad altri di diffamare qualsiasi onesto Fratello, ma difendendo il suo carattere e dedicandogli i migliori uffici per quanto consentito dal vostro onore e sicurezza”. Qui viene dichiarato che l’Amore Fraterno (Brotherly Love) è la pietra angolare e di volta dell’intera costruzione massonica, nonché il “cemento” che tiene uniti i fratelli. L’ammonimento è di evitare litigi, pettegolezzi e calunnie (vere veleno della pace loggiale), e di non consentire ad altri di diffamare un fratello onorato – anzi di difenderne la buona fama, compatibilmente con l’onestà e la prudenza. Questo ultimo principio, di difendere l’onore di un fratello assente, incoraggia la lealtà reciproca: i Massoni devono proteggersi a vicenda dalle ingiuste malelingue, fungendo da veri amici l’uno per l’altro anche fuori dal tempio. In caso di controversie tra fratelli, è previsto che ricorrano alla loggia o alla Gran Loggia per mediazione, piuttosto che ai tribunali profani, se possibile. L’idea è di risolvere i dissidi in famiglia con spirito conciliatore – un concetto che oggi potremmo paragonare a una conciliazione arbitrale privata. Anche questo allena alla ricomposizione pacifica dei conflitti, all’arte del compromesso equo e del perdono. Chi interiorizza tutto ciò, sviluppa ottime doti di intelligenza emotiva e di relazione: evita i rancori, cerca sempre il dialogo, sostiene i propri compagni nelle difficoltà e difende la loro reputazione come vorrebbe fosse difesa la propria.
In sintesi, gli Antichi Doveri delineano un vero e proprio codice etico-comportamentale del massone. Esso abbraccia la sfera personale (morale individuale), quella spirituale (rapporto con il divino), quella familiare e sociale (doveri verso la famiglia, lo Stato, il prossimo) e quella interna all’Ordine (doveri verso i fratelli e la loggia). È una sorta di “regola monastica laica”, che impegna il libero muratore su tutti i fronti della vita a essere migliore. Non sorprende che tali norme, rimaste sostanzialmente intatte da tre secoli, vengano ancora lette nelle logge in occasioni rituali, a monito e ispirazione dei membri. La loro osservanza è considerata fondamentale: la giustizia massonica (i tribunali interni dell’Ordine) vigila sul rispetto di quei principi, e violazioni gravi possono portare a sanzioni fino all’espulsione. Ma, al di là dell’aspetto disciplinare, ciò che conta è che questi precetti offrono al Massone una guida pratica per incarnare i valori appresi nei simboli e nei rituali. Seguirli “alla luce” (cioè nel mondo profano) significa realizzare davvero quell’ideale di Uomo e Cittadino che la Massoneria propone. In fondo, la Massoneria può essere vista come una “scuola di virtù”: i suoi rituali insegnano concetti elevati, e i suoi doveri mostrano come tradurli in azione quotidiana. Ad esempio, dall’apprendimento simbolico della tolleranza e fratellanza (fase teorica) si passa alla pratica di non parlar male di nessuno, di evitare litigi inutili e di aiutare chi ha bisogno (fase pratica). Questa unione di teoria e prassi è la forza della pedagogia massonica. Essa tocca l’individuo su più livelli – intellettuale, emotivo e comportamentale – favorendo un cambiamento completo.
Va notato che, nonostante i tempi moderni siano mutati, i principi delle Costituzioni del 1723 sono considerati immutabili “Landmarks” (pietre miliari) della Tradizione universale. Le Obbedienze che li trasgredissero deliberatamente cesserebbero di essere ritenute autenticamente massoniche. Questo ha generato, nel tempo, alcune divergenze tra le cosiddette Massonerie “regolari” (che seguono strettamente i landmark originali) e quelle “liberali” (che li reinterpretano). Un esempio classico fu la decisione del Grande Oriente di Francia nel 1877 di eliminare l’obbligo della fede in Dio e nell’immortalità dell’anima, rendendo la Massoneria aperta anche agli atei: ciò portò la Gran Loggia Unita d’Inghilterra a rompere i rapporti di riconoscimento con il GOF, giudicandolo fuori dalla Tradizione. Altri aspetti controversi furono la politicizzazione di alcune logge in paesi latini (dove i massoni parteciparono attivamente a lotte per la laicità dello Stato, cosa malvista dagli inglesi) e l’ammissione delle donne in alcune Obbedienze dal ‘900 in poi. Nonostante queste differenze, la maggior parte delle Obbedienze mondiali – comprese quelle citate nella domanda – affermano di rifarsi agli Antichi Doveri e a Anderson, sebbene con sensibilità diverse. Ad esempio, il Grande Oriente d’Italia (GOI), fondato originariamente nel 1805 a Milano in epoca napoleonica, ha attraversato fasi alterne di riconoscimento “inglese”: nel dopoguerra fu riconosciuto da UGLE come regolare, poi nel 1993 UGLE gli tolse il riconoscimento nonostante il GOI rispettasse formalmente tutti i requisiti (in parte per vicende interne come lo scandalo della Loggia P2, che aveva minato la reputazione del GOI). Ciononostante quasi tutte le altre Grandi Logge del mondo continuarono a considerare il GOI regolare, e infine nel marzo 2023 la Gran Loggia Unita d’Inghilterra ha ufficialmente ristabilito il riconoscimento al Grande Oriente d’Italia, sanando una frattura durata 30 anni. Ciò dimostra che alla base il GOI non aveva principi incompatibili – infatti aveva sempre proclamato la fede nel G.A.D.U., l’apoliticità dei lavori di loggia, e la tradizione iniziatica maschile. Le differenze erano piuttosto di carattere storico-culturale. In Italia, per esempio, la Massoneria (GOI in primis) ebbe un ruolo patriottico durante il Risorgimento e di difesa dello Stato laico contro l’ingerenza clericale: questo portò i massoni italiani a essere più “impegnati” politicamente, almeno come individui, rispetto ai colleghi britannici. Anche oggi si nota che la cultura massonica anglosassone insiste sul riserbo assoluto del massone su tali temi, mentre la cultura latino-europea consente ai massoni di esprimersi pubblicamente su valori civili (libertà, diritti) “in veste di cittadini” e talora come massoni, sebbene non nelle riunioni rituali. Tali sfumature non intaccano i capisaldi comuni: credere nel miglioramento dell’uomo, essere leali cittadini, tenere la loggia fuori dalle faziosità, rispettare tutte le fedi, praticare la filantropia, etc. Infatti, come recita il GOI nei suoi documenti ufficiali, la Massoneria “lavora al perfezionamento dell’uomo […] perché possa vincere il vizio e le passioni e così pervenire alla pratica delle virtù”, e “si propone di elevare la realtà in cui si vive – famiglia, società, Patria, Umanità – sapendo che lo scopo è fare del mondo intero una famiglia ideale di libertà, uguaglianza e fratellanza”. Difficile esprimere meglio l’essenza tanto decantata della Libera Muratoria.
Uguaglianze e differenze tra le principali Obbedienze
Dopo aver esplorato i principi e precetti generali, focalizziamoci ora brevemente sulle caratteristiche delle Obbedienze citate – la Gran Loggia Unita d’Inghilterra, il Rito Scozzese Antico ed Accettato e il Grande Oriente d’Italia – per evidenziarne tratti comuni e peculiarità distintive.
Gran Loggia Unita d’Inghilterra (UGLE)
Fondata nel 1717 (come “Gran Loggia di Londra”) e riorganizzata nel 1813 assumendo il nome di United Grand Lodge of England, l’UGLE è la più antica Gran Loggia massonica e tuttora la più influente nel definire la “regolarità” massonica a livello mondiale. Viene spesso chiamata “Madre” della Massoneria moderna. I suoi principi sono quelli codificati da Anderson e dai Landmarks classici: fede nel Grande Architetto, giuramento su un Volume della Legge Sacra, esclusione delle discussioni politiche e religiose in loggia, segretezza dei rituali, tradizione iniziatica solo maschile. L’UGLE ha storicamente mantenuto una linea molto ortodossa: ad esempio, non riconosce come massoniche le organizzazioni che ammettono donne o non richiedono la fede in Dio. In Inghilterra esistono però (separate) la Women’s Grand Lodge e Logge miste (Le Droit Humain), ma l’UGLE intrattiene con esse solo rapporti di “buon vicinato” senza intervisibilità. Sotto l’ombrello UGLE, la Massoneria anglosassone si caratterizza per forte ritualismo tradizionale, sobrietà, riservatezza pubblica (in Inghilterra i massoni sono generalmente discreti e solo di recente l’UGLE ha avviato campagne di apertura verso il pubblico per contrastare stereotipi). Comunione e filantropia sono accentuate: UGLE è associata a numerose opere caritative e richiede ai membri standard etici elevati. Il suo motto ufficioso “Brotherly Love, Relief and Truth” (Amore fraterno, Soccorso e Verità) sintetizza i valori su cui insiste. Tra i tratti distintivi vi è la stretta osservanza delle formalità: ad esempio, un inglese in loggia indossa sempre guanti bianchi e il rituale Emulation viene eseguito parola per parola come da copione. Questo rigore scolpisce nei membri una profonda disciplina interiore. L’UGLE inoltre non si occupa di “Alti Gradi” (oltre il 3º): quelli sono gestiti da corpi separati (come il Supreme Council del Rito Scozzese per Inghilterra o il Royal Arch Chapter per il 4° grado dell’Arco Reale). Però considera il Royal Arch un completamento essenziale della Massoneria (tanto che parla di “Massoneria pura e antica” riferendosi ai 3 gradi + Arco Reale). Un’altra peculiarità: l’UGLE storicamente ammetteva solo uomini “nati liberi” e di buone condizioni, ma già dall’800 eliminò il requisito della buona condizione economica, aprendo la porta a uomini di ogni ceto, pur restando un’organizzazione d’élite morale. Oggi l’UGLE è a capo di circa 200.000 massoni in Inghilterra e ne coordina il circuito di riconoscimenti globali: per essere riconosciuti da UGLE (e quindi da tutte le Grandi Logge regolari ad essa collegate), occorre aderire ai Landmarks (niente donne, GAOTU obbligatorio, rituale segreto, logge autonome e sovrane etc.). Il Grande Oriente d’Italia, come accennato, ha recentemente riconquistato lo status di Obbedienza regolare per UGLE, segno che anche il GOI aderisce a quei parametri. In breve, UGLE rappresenta l’anima tradizionalista e conservatrice della Massoneria mondiale: custode dell’ortodossia, enfatizza la dimensione etica e filantropica più che la speculazione filosofica. Il suo stile è sobrio, orientato a formare “gentiluomini” patriottici e caritatevoli. Ciò non toglie che al suo interno vi siano fratelli appassionati di esoterismo, ma ufficialmente l’UGLE tende a presentare la Massoneria come un club morale e filantropico privo di connotazioni occultistiche.
Rito Scozzese Antico ed Accettato (AASR)
Il Rito Scozzese non è una Gran Loggia territoriale, bensì un sistema di gradi massonici superiori (dal 4° al 33°) amministrati da un Supremo Consiglio. Nato all’inizio dell’800 (primo Supremo Consiglio a Charleston, USA, 1801, basato su preesistenti gradi di “Alto Rito” sviluppatisi in Francia nella seconda metà del ’700), il Rito Scozzese A&A è oggi uno dei percorsi iniziatici più diffusi nel mondo massonico. Esso è presente in moltissimi paesi, spesso associato alle maggiori Obbedienze: ad esempio, in Italia il Supremo Consiglio del RSAA lavora in armonia col Grande Oriente d’Italia, accogliendo Maestri del GOI che vogliono proseguire il cammino oltre il 3° grado. Il Rito Scozzese si caratterizza per un forte approfondimento simbolico, storico e spirituale. I suoi 33 gradi sono concepiti come lezioni progressive su virtù morali e conoscenze esoteriche, impartite tramite rituali spesso di notevole impatto drammatico. Il RSAA abbraccia simboli che vanno dall’ebraismo e cristianesimo mistico (nel 18º grado, Cavaliere Rosa+Croce, compare la “Parola Sacra” INRI e si medita sul significato della croce e della rosa) alla cavalleria templare (nel 30º Kadosh si rievoca la leggenda dei Templari e si esalta la giustizia contro la tirannia), alla filosofia illuminista (nel 31º e 32º, giudizioso e principe del Real Segreto, si trattano temi di equilibrio dei poteri e bene sociale). In generale, il Rito Scozzese pone un accento speciale sui valori di libertà di coscienza, progresso dell’umanità e fratellanza internazionale – non a caso uno dei suoi motti è “Ordo ab Chao” (ordine dal caos), alludendo alla missione massonica di portare armonia nel disordine del mondo. Un altro motto è “Deus meumque Jus” (Dio e il mio diritto): rivendicazione dell’ineffabile rapporto tra l’uomo e il divino, per dire che la coscienza e la fede di un uomo sono un diritto inviolabile. I membri del RSAA, specie ai gradi più alti, sono incoraggiati a farsi portatori nella società di questi princìpi. La struttura di Supremo Consiglio, guidata da un Sovrano Gran Commendatore (33º), crea un ulteriore senso di cameratismo e di “élite spirituale” tra i massoni che vi partecipano. Va detto che si entra nel Rito Scozzese solo dopo aver completato i tre gradi simbolici in una Gran Loggia regolare; dunque non è un’alternativa alla Gran Loggia ma un prolungamento. Ciò porta la maggior parte dei massoni a conoscere i simboli di base attraverso la Gran Loggia e, se lo desiderano, a esplorare aspetti più esoterici col RSAA. In paesi come l’Italia, il RSAA ha avuto influenza anche culturale: alcuni tra i più noti massoni italiani (Giuseppe Garibaldi, ad esempio) furono al vertice del RSAA e ne diffusero gli ideali di libertà e laicità nell’Ottocento. Il legame col Grande Oriente d’Italia è forte sin dall’Unità d’Italia: Garibaldi fu eletto Gran Maestro del GOI e contemporaneamente Gran Commendatore RSAA italiano nel 1864, cercando di unificare i due corpi. Oggi il GOI riconosce il RSAA come uno dei Riti praticati sotto la sua egida. Dal punto di vista dottrinale, i tratti comuni tra Rito Scozzese e Massoneria “azzurra” sono tutti i valori fondamentali già discussi – perché i primi tre gradi di Apprendista, Compagno e Maestro sono la base su cui anche il Rito Scozzese insiste. Le differenze stanno nell’enfasi: il RSAA è più apertamente filosofico ed esoterico, spesso utilizza un linguaggio mistico e affronta temi spirituali di varie tradizioni (dall’alchimia alla cabala, dall’ermetismo cristiano alle allegorie storico-cavalleresche). Questo può apparire “atipico” se confrontato con la sobrietà di UGLE, ad esempio; tuttavia nulla nei rituali scozzesi contraddice i principi massonici, li amplifica semmai con colori più vivaci. Un esempio notevole: nel RSAA si parla esplicitamente di iniziazione come via per la scoperta del divino in sé. Nel discorso del 33º Leo Taroni, citato prima, leggiamo: “lo sgrossamento della Pietra [grezza] è possibile solo grazie a un lavoro paziente e incessante, il cui frutto è il perfezionamento interiore che conduce l’Uomo dal raziocinio all’Intuizione, alla coscienza che il Divino non è fuori di noi, all’unione con il Divino”. Questo tono quasi mistico è tipico del Rito Scozzese. La Massoneria inglese invece raramente si esprime così pubblicamente; ma ciò non significa che non condivida l’idea di un perfezionamento spirituale. Semplicemente rimane su un piano più allegorico e discreto. Dunque possiamo dire che il Rito Scozzese rappresenta l’anima esoterica e filosofica della Massoneria: attrae quei fratelli interessati a esplorare il lato “profondo” dei simboli, i collegamenti con la sapienza antica e gli archetipi universali. Mentre UGLE incarna l’aspetto etico-sociale consolidato, il RSAA spinge la ricerca iniziatica oltre le colonne del Tempio per abbracciare il cielo delle idee. In pratica, comunque, la maggior parte dei principi morali è condivisa: il Cavaliere Kadosh (30º) giura di combattere l’ignoranza e il fanatismo; il Cavaliere Rosa+Croce (18º) pratica la tolleranza e la speranza nell’immortalità; il Maestro Massone (3º) aveva già giurato onore, fedeltà e aiuto al fratello. Il Rito Scozzese non fa che arricchire e riaffermare questi concetti, fornendo ulteriori esempi storici (es. la vendetta dei Templari ingiustamente soppressi è metafora della vittoria della giustizia sulla tirannia) o ulteriori simboli (es. la scala di Giacobbe nel 25º grado simboleggia l’ascesa conoscitiva). Un massone che percorra il RSAA avrà quindi un bagaglio culturale massonico molto ampio, ma alla base resta un Apprendista che ha cominciato squadrando la pietra grezza e imparando a dominare se stesso.
Grande Oriente d’Italia (GOI)
Il GOI è la principale Obbedienza massonica italiana per antichità e numero di iscritti (conta oggi circa 23.000 membri). Nato, come accennato, nel 1805 sotto influenza francese, venne rifondato e consolidato dopo il 1860 durante l’Unità d’Italia – divenendo fucina di classe dirigente liberale e anticlericale del nuovo Stato italiano. Tra Ottocento e primo Novecento, il GOI abbracciò posizioni spiccatamente laiche e patriottiche: i suoi aderenti promuovevano libertà di pensiero, scuole laiche, separazione tra Stato e Chiesa, progresso scientifico. Ciò lo mise in rotta di collisione con la Chiesa Cattolica, che infatti nel 1884 con l’enciclica Humanum Genus condannò severamente la Massoneria (anatema mai del tutto revocato: ancora nel 1983 la Chiesa ribadiva l’incompatibilità tra essere cattolico praticante e massone). Questa ostilità influì sull’orientamento del GOI, rendendolo più schierato a difesa dello Stato laico contro l’influenza ecclesiastica. In quell’epoca, il GOI si allineò al Grande Oriente di Francia (non però abolendo formalmente il riferimento al G.A.D.U., che in Italia rimase nei rituali). Tuttavia, nel clima positivista di fine ’800, molti massoni italiani tendevano a interpretare il Grande Architetto in senso filosofico e non confessionale, e a vedere la Massoneria come una forza etico-sociale oltre che spirituale. Nel 1908 il GOI subì una scissione: la parte più esoterica si separò formando la Gran Loggia di Piazza del Gesù (oggi Gran Loggia d’Italia, GLDI), mentre il GOI rimase maggioritario ma con un taglio più politicamente attivo. Durante il fascismo, la Massoneria fu messa fuori legge nel 1925; il GOI fu sciolto e molti fratelli perseguitati. Dopo la guerra, il GOI rinacque (1944) assumendo posizioni più moderate: si concentrò sul consolidarsi come Ordine libero, evitando eccessivi coinvolgimenti partitici. Ciò permise nel 1972 di ottenere per la prima volta il riconoscimento dalla Gran Loggia Unita d’Inghilterra. Purtroppo nel decennio seguente lo scandalo P2 (una loggia deviata, coperta, che sotto Licio Gelli mirava ad infiltrarsi in apparati dello Stato) fece perdere credibilità al GOI, pur epurato dei responsabili. UGLE e altre GL sospesero i rapporti (1993) per timore che il GOI non fosse abbastanza severo nel prevenire devianze. Il GOI reagì con riforme statutarie e rafforzando i controlli interni. Oggi è impegnato in un’opera di trasparenza: pur difendendo la riservatezza dei suoi membri (in Italia vige l’obbligo di dichiarare l’affiliazione massonica per cariche pubbliche, retaggio delle polemiche anti-P2), il GOI organizza convegni pubblici, ha un sito ricco di informazioni e pubblica riviste culturali. Sul piano spirituale, il GOI unisce la tradizione anglosassone a quella latina: mantiene la richiesta della fede nel Grande Architetto e la non discussione di politica in loggia, ma nello stesso tempo i suoi membri sono spesso presenti nel dibattito pubblico in difesa dei diritti civili, della laicità, ecc., in veste personale. Il GOI collabora con Obbedienze sia “regolari” (UGLE e circuito) che “liberali” (es. fa parte della CLIPSAS, organismo di dialogo internazionale massonico non limitato dalla regolarità inglese). Questa capacità “pontiera” è una caratteristica italiana: cercare di tenere insieme gli aspetti esoterico-spirituali e quelli sociali-umanistici della Massoneria. In loggia, il GOI pratica vari Riti: il Rito Scozzese è il più diffuso (circa il 70% delle logge GOI lavorano in R.S.A.A.), poi c’è il Rito di York, il Rito di Misraim-Memphis, il Rito Italiano ecc. Questo pluriritualismo dà ricchezza culturale. I valori dichiarati dal GOI, come già citato, parlano di perfezionamento dell’uomo, vittoria sui vizi, pratica delle virtù, spirito di Libertà, Uguaglianza, Fratellanza. Non potremmo distinguerli da quelli di qualunque massoneria, se non per l’accento storico sulle tre parole “Libertà, Uguaglianza, Fratellanza” – motto della Rivoluzione Francese adottato anche dalla Massoneria europea. Nel contesto italiano occidentale odierno, il GOI propugna un umanesimo spirituale: riscoprire i simboli, promuovere l’educazione (ha fondato scuole e borse di studio), fare beneficenza (il GOI è attivo in soccorsi civili durante calamità ad esempio) e dialogare con la società civile su temi etici (ad es. organizza convegni su democrazia, intelligenza artificiale ed etica, diritti umani, memorie storiche come Porta Pia e XX Settembre ecc., rivendicando il ruolo massonico nel Risorgimento e nell’emancipazione). Rispetto all’UGLE, il GOI appare dunque più “visibile” culturalmente (anche per confutare i pregiudizi radicati in Italia dovuti alla propaganda anti-massonica di ambienti cattolici e altri). Rispetto al RSAA, il GOI come Obbedienza è meno focalizzato sul lato esoterico (che viene lasciato ai Riti interni); è piuttosto la casa comune dove anche chi è meno interessato alle filosofie occulte può comunque partecipare a una fratellanza etica e tradizionale. In definitiva, ciò che accomuna tutte queste realtà (UGLE, RSAA, GOI) è molto più di ciò che le divide: la tensione a rendere l’individuo un essere migliore e più consapevole, e la società più solidale e illuminata, attraverso l’uso sapiente di simboli, il lavoro interiore e la fratellanza attiva. Le differenze stanno più nelle forme che nella sostanza: UGLE è rigida custode delle forme regolari, RSAA è evoluzione iniziatica interna, GOI incarna l’esperienza di quei principi nel contesto italiano e latinomediterraneo. L’uno valorizza la Tradizione immutabile, l’altro la profondità esoterica, l’altro ancora l’impegno storico per la libertà; ma tutti concordano sul fatto che la Massoneria è uno strumento per “rendere il buono ancora migliore” e – in ultima analisi – per “edificare Templi alla Virtù” dentro di sé e nel mondo.
Applicazioni pratiche dei principi massonici nella vita moderna
Abbiamo visto come la Massoneria insegna virtù senza tempo attraverso allegorie e regole. Ma cosa rappresentano realmente questi insegnamenti nella vita di tutti i giorni? Come può una filosofia nata secoli fa migliorare concretamente la qualità della vita di una persona nel XXI secolo, in un contesto occidentale laico e pluralista? Proviamo a tradurre alcuni principi massonici in esempi pratici e comportamenti quotidiani, comprensibili e utili anche a chi massone non è, ma è incuriosito dalla saggezza di questa Tradizione.
- Lavoro su di sé e auto-miglioramento costante: il simbolo della pietra grezza da sgrossare si traduce nella pratica quotidiana dell’auto-miglioramento. Un profano, ispirato da ciò, può iniziare a fare un piccolo esame di coscienza giornaliero: quali sono stati i miei errori oggi? Dove posso limare qualcosa di negativo nel mio carattere? Ad esempio, se riconosco di aver reagito con impazienza in una situazione, decido di “lavorarci su” per essere più paziente domani – questo è sgrossare la propria pietra. Il Massone adotta tecniche simili: molti tengono un diario morale, oppure meditano sui simboli (magari visualizzando di usare il martelletto sui propri difetti per frantumarli). Con il tempo, questa abitudine porta a reali miglioramenti: la persona diventa più consapevole di sé, meno impulsiva e più padrona delle proprie azioni. Ciò aumenta la soddisfazione di vita perché ci si percepisce in crescita e non stagnanti. Anche concetti moderni di psicologia come il miglioramento continuo o la crescita personale rispecchiano in fondo l’antico motto massonico di tendere alla pietra perfetta. Non c’è un traguardo finale – “nessuno è perfetto” – ma l’importante è il viaggio: ogni giorno un passo in più verso la versione migliore di sé stessi.
- Disciplina, equilibrio e gestione del tempo: il Massone Apprendista riceve la Regola a 24 pollici (24 “tacche” come le ore del giorno) e gli si insegna a dividere il tempo in tre parti: 8 ore al lavoro, 8 al riposo e famiglia, 8 allo sviluppo spirituale e al servizio al prossimo. Questo consiglio settecentesco è attualissimo nell’era dello stress e del burn-out: invita a bilanciare la giornata, a non trascurare nessuna dimensione (doveri, benessere personale, e altruismo/cultura). Una persona moderna può applicarlo cercando ad esempio di ritagliarsi ogni giorno un momento per leggere e apprendere qualcosa di nuovo (nutrire la mente e lo spirito), un momento per fare attività fisica o meditazione (crescita personale), oltre al tempo dedicato al lavoro e alla famiglia. La squadra poi insegna a mettere in squadra (in ordine) le priorità: uno potrebbe decidere di stilare un elenco di valori e obiettivi, e assicurarsi che le proprie azioni quotidiane siano “allineate” a quei valori – proprio come si usa la squadra per verificare l’angolo retto. Il compasso suggerisce di moderare gli eccessi: ad esempio, moderazione nell’uso della tecnologia (spegnere il telefono durante la cena per dedicarsi ai propri cari), moderazione nel cibo e nell’alcol (mangiare e bere con misura). Questa disciplina migliora la qualità della vita rendendoci più sani, efficienti e centrati.
- Ricerca della verità e apertura mentale: la Massoneria spinge a una “ricerca incessante della verità”, il che in pratica significa mantenere sempre la mente aperta, curiosa, pronta ad imparare. Un non massone può far suo questo principio impegnandosi a essere informato e critico: verificare le notizie, studiare argomenti nuovi, non accontentarsi di pregiudizi. Ad esempio, invece di accettare passivamente un’opinione diffusa, si può decidere di leggere più fonti, confrontare punti di vista – come un iniziato che indaga i misteri. Questa attitudine arricchisce enormemente la vita: ci si annoia di meno (perché c’è sempre qualcosa da scoprire), si diventa più autonomi di pensiero e meno manipolabili. L’aspetto “iniziatico” inoltre suggerisce di non fermarsi alle apparenze: tutto ha un significato più profondo. Così, nella quotidianità, quando capita un evento, il “massone interiore” potrebbe chiedersi: cosa posso imparare da questo? qual è la lezione nascosta?. Anche un errore o un fallimento vengono visti come opportunità di crescita e conoscenza di sé – un po’ come nelle prove rituali l’iniziato affronta difficoltà simboliche per rinascere più saggio.
- Tolleranza, rispetto e fratellanza nelle relazioni: vivere il principio massonico della fratellanza universale significa coltivare empatia verso gli altri, anche molto diversi da noi. In concreto, si può praticare ascoltando attivamente quando qualcuno parla, cercando di capire il suo punto di vista prima di giudicare. Il massone in loggia siede accanto a persone di diversa fede o politica, e impara a volergli bene come fratelli prescindendo da ciò: noi nella vita quotidiana possiamo fare simile sforzo, magari dialogando con qualcuno di opinione opposta senza scontro ma con curiosità, oppure frequentando ambienti multiculturali per arricchirci. Ad esempio, invece di reagire con astio a chi ha idee politiche differenti, si potrebbe conversare cercando di trovare valori comuni (tutti abbiamo famiglia, sogni, paure) – così come in loggia cattolici e laici trovano un linguaggio comune nei simboli umanistici. La tolleranza verso credenze diverse può tradursi nel partecipare a una festività di un amico di altra religione per comprenderla, o semplicemente nel rifiutare fanatismi e discorsi d’odio, facendosi promotori di dialogo. Il motto massonico “su temi di religione e politica, meglio tacere in loggia” fuori dalla loggia diventa: saper scegliere il momento e il modo per discutere di argomenti divisivi, sempre con rispetto. Questa abilità evita litigi inutili e mantiene un clima sereno attorno a noi.
- Integrità, onore e giustizia: un massone giura di seguire la legge morale, di essere leale e onorato. Trasposto al quotidiano, ciò significa avere integrità: mantenere la parola data, agire onestamente anche quando nessuno guarda. Ad esempio, se scopro di aver ricevuto troppo resto al negozio, lo restituisco; se commetto un errore al lavoro, lo ammetto invece di nasconderlo. Col tempo, queste scelte costruiscono una reputazione di affidabilità che è un tesoro: le persone sapranno che su di me possono contare. Inoltre, l’onore personale dà autostima: sapere di agire secondo i propri valori rende più forti interiormente. Il massone è incoraggiato a essere “pacifico suddito dello Stato” e ad amare la patria, il che si traduce in cittadinanza attiva: rispettare le leggi, ma anche partecipare se possibile alla vita civica (votare informato, impegnarsi magari in associazioni locali o volontariato civico). Il senso di giustizia può manifestarsi nel prendere posizione contro un torto: difendere un collega calunniato (come dicevano gli Antichi Doveri di difendere il fratello onesto), o non restare indifferenti di fronte a un’ingiustizia subita da qualcuno. La squadra ci ricorda di essere giusti e il filo a piombo di rimanere integri: così, ad esempio, un professionista massone non accetterà di fare un lavoro poco etico, oppure un giudice massone applicherà la legge con equità senza farsi corrompere. Anche senza essere massoni, ispirarsi a questo comportamento crea una società più fiduciosa e un individuo più sereno con la propria coscienza.
- Carità e solidarietà concreta: l’idea massonica di “soccorso” (relief) e beneficenza verso i bisognosi può tradursi facilmente: fare volontariato qualche ora al mese, donare parte del proprio reddito in beneficenza, aiutare un amico in difficoltà con discrezione. Nella vita frenetica occidentale, spesso ci dimentichiamo della dimensione dell’aiuto reciproco che dà senso alla comunità. Eppure studi mostrano che praticare la generosità aumenta la felicità personale. Un massone è educato sin dall’apprendistato a tendere la mano al fratello sfortunato e anche al profano se può, senza cercare lode (infatti la segretezza aiuta a fare bene in silenzio). Prendendo spunto, possiamo tutti implementare piccole azioni altruistiche quotidiane: cedere il posto a un anziano, dedicare tempo ad ascoltare un amico depresso, partecipare a una raccolta fondi per una causa giusta. Sono i “mattoni” con cui si costruisce il Tempio dell’Umanità. Il segreto massonico forse è questo: scoprire che nell’atto di dare c’è una gioia intrinseca, e che aiutando gli altri in realtà stiamo elevando noi stessi. La cazzuola che spalma cemento d’amore produce un edificio sociale più solido, dove anche noi viviamo più sicuri e soddisfatti.
- Equanimità e serenità interiore: i rituali massonici, con i loro momenti di silenzio (ad esempio, c’è un’ora di “prova del silenzio” per l’Apprendista, in cui egli ascolta e non parla) e contemplazione, aiutano a coltivare la calma mentale. Nella vita moderna possiamo trarre ispirazione da ciò dedicandoci a pratiche come la meditazione, o semplicemente imparando l’arte del silenzio prima di reagire. Ad esempio, di fronte a una provocazione, invece di rispondere impulsivamente con rabbia, fare un respiro profondo (il “silenzio dell’apprendista”) e riflettere: questo può evitare tanti conflitti. Il Massone impara ad essere un “pilastro” (colonna) di stabilità – quindi anche noi possiamo sforzarci di essere quella persona stabile e affidabile nel nostro gruppo di amici o familiare: colui che mantiene la calma nelle crisi, che sa ascoltare senza giudicare, che trasmette positività. Questo atteggiamento spesso è contagioso: gli altri trovano conforto e cercano il nostro consiglio, migliorando le relazioni e il clima attorno a noi.
- Spiritualità esperienziale: infine, un aspetto non tangibile ma importante: la Massoneria offre una via di spiritualità laica, dove con “spiritualità” intendiamo il coltivare un senso del sacro e del significato della vita. Anche chi non appartiene a una religione organizzata può trarre beneficio dall’approccio massonico: prendere i simboli come spunti per riflettere sul mistero dell’esistenza, sul proprio ruolo nell’universo. Ad esempio, contemplare il cielo stellato (spesso ricordato in loggia con il soffitto blu e stelle) può suscitare in noi un sentimento di meraviglia e unità col cosmo. Pensare al Grande Architetto come all’ordine dell’universo può dare conforto nei momenti difficili, facendoci sentire parte di un disegno più grande oppure affidandoci alla Provvidenza qualunque nome le diamo. Anche recitare mentalmente una sorta di preghiera laica prima di iniziare la giornata – un momento di raccoglimento per allineare le nostre intenzioni ai nostri valori – può essere una pratica ispirata alla ritualità massonica. Non servono formule: può bastare ricordare a sé stessi al mattino “oggi cercherò di essere giusto, tollerante, laborioso, sereno” e alla sera “ringrazio per le cose buone di oggi e imparo da quelle negative, cercando luce nell’oscurità”. Questo crea una connessione interiore profonda che dà significato e forza anche alle giornate più banali o stressanti.
In conclusione, la Massoneria con i suoi principi e simboli – lungi dall’essere solo un’antica cerimoniosità – offre un ricco bagaglio di saggezza pratica. È una filosofia attiva, un invito a “vivere la vita come un tempio da costruire”. I suoi insegnamenti, se attualizzati, possono aiutare chiunque a diventare più equilibrato, virtuoso e felice. Il segreto sta nel tradurre i simboli in azioni: portare la squadra e il compasso nella mente e nel cuore, e “usarli” ogni giorno per tracciare una rotta giusta. Così facendo, come dice la tradizione, “ogni atto diviene una pietra posata nel Tempio dell’umanità”. E pezzo dopo pezzo, migliorando noi stessi, contribuiremo anche a migliorare il mondo intorno a noi – proprio quello che i Liberi Muratori si prefiggono fin dal 1723.
Conclusione
La Massoneria, attraverso i suoi principi fondamentali, precetti e simboli, si rivela dunque un cammino iniziatico che integra morale, simbolismo e vita pratica. Le principali Obbedienze – dalla Gran Loggia Unita d’Inghilterra al Grande Oriente d’Italia, passando per il Rito Scozzese – condividono l’essenza di questo cammino, pur con sfumature diverse: tutte insegnano all’uomo a conoscere se stesso, a dominare le proprie passioni, ad amare i propri simili e a cercare il significato profondo dell’esistenza. Nei simboli come la squadra e il compasso o la pietra grezza, il Massone scopre specchi della propria psiche; nei rituali trova un linguaggio per parlare alla propria anima; nei precetti trova una bussola per non smarrirsi nelle tempeste del mondo profano. Non è necessario essere “iniziati” per coglierne la bellezza e l’utilità: chiunque, incuriosito, può trarre ispirazione da questa tradizione per arricchire la propria visione del mondo.
Immaginiamo una persona che, pur non conoscendo la Massoneria, decida di vivere massonicamente per un giorno: si sveglia e dedica qualche minuto a meditare in silenzio (come un apprendista in raccoglimento); affronta il lavoro con onestà e dedizione (spirito di loggia operativa); in pausa pranzo studia qualcosa di nuovo, allargando i propri orizzonti (ricerca della verità); la sera aiuta un vicino in difficoltà o conforta un amico triste (soccorso fraterno); in famiglia ascolta con empatia, senza imporsi (tolleranza e amore fraterno); prima di dormire, riflette su cosa ha imparato e ringrazia mentalmente il Grande Architetto per la giornata (spiritualità e gratitudine). Ecco, quella persona avrà sperimentato in parte cosa significa “illuminare se stessi” – avrà portato un po’ di Luce massonica nella propria vita quotidiana. E molto probabilmente, andando a letto, sentirà dentro di sé una pace e una soddisfazione nuove, perché avrà agito in armonia con i principi eterni che da sempre elevano l’uomo: la rettitudine, la conoscenza, la solidarietà, la temperanza, la consapevolezza del divino.
Questa è, in fondo, la promessa ispiratrice della Massoneria: che ognuno, lavorando simbolicamente sul grande cantiere della vita, possa costruire un tempio di felicità e virtù – per sé e per l’umanità intera – con le proprie mani e il proprio cuore.