Reiki: la mia esperienza dopo il corso di primo livello

Introduzione

Nell’ultimo weekend di giugno ho partecipato a un corso Reiki di primo livello, un’esperienza che ha lasciato un segno profondo. Durante il seminario ho ricevuto l’attivazione energetica e da quel momento ho acquisito la capacità di trattare me stesso e gli altri con l’energia Reiki. Ho percepito sulla mia pelle sensazioni difficili da descrivere a parole: un calore diffuso e un formicolio gentile nelle mani, accompagnati da una profonda pace interiore. In quell’istante ho capito che qualcosa c’è davvero, qualcosa funziona in questa tecnica. Non era solo suggestione: il mio corpo reagiva come se avesse riconosciuto un metodo di guarigione antico e naturale.

Ripensando all’esperienza, mi sono accorto che questo potere non è affatto estraneo alla nostra natura, anzi. Ogni giorno, d’istinto, compiamo gesti che richiamano esattamente i principi del Reiki. Se ci facciamo male, la prima cosa che facciamo è portare la mano sulla parte dolorante, quasi a volerla proteggere e consolare. L’atto di imporre le mani sul corpo di un essere vivente per dare conforto ed alleviare il dolore è antico quanto l’istinto umano: quando proviamo dolore, istintivamente posiamo la mano proprio sull’area sofferente. Il tocco in sé trasmette calore, serenità e sollievo, quasi ci fosse un’energia che fluisce attraverso le nostre palme per calmare il male. Il nostro comportamento intuitivo rivela una profonda saggezza innata: nelle mani abbiamo un potere che va oltre il mero contatto fisico.

Questa intuizione mi ha portato a pensare a dimensioni più spirituali e universali. Ad esempio, nei Vangeli si racconta che Gesù Cristo guariva i malati imponendo le mani su di loro, trasmettendo la benedizione divina tramite il tocco. In Luca 4,40 si legge: “Ed egli, imponendo su ciascuno le mani, li guariva”, e Gesù stesso afferma che “imporranno le mani ai malati e questi guariranno”. Allo stesso modo, nella tradizione buddhista si attribuisce al Buddha il potere di guarire con il semplice gesto della mano: la scuola tibetana ricorda che l’arte dell’imposizione delle mani per la guarigione ebbe origine 2.500 anni fa proprio con il Buddha storicocentrotaraverona.org. Dunque, figure spirituali di diverse epoche e culture – dal Cristo al Buddha, passando per santi e guaritori popolari – hanno utilizzato il tocco delle mani come strumento di guarigione. Questa convergenza non può che affascinare: sembra suggerire che esista un filo conduttore, un principio universale di guarigione insito nell’essere umano, indipendentemente dal contesto religioso o culturale.

Un’esperienza personale che risveglia un potere universale

Durante il corso Reiki, quell’istinto naturale è diventato una pratica consapevole. Ricordo il momento dell’attivazione (o iniziazione o armonizzazione): ero seduto, con gli occhi chiusi, e il Master Reiki ha eseguito un trattamento per modificare il mio sistema energetico. Ho subito avvertito un flusso di energia calda attraversarmi, soprattutto all’altezza delle mani e del cuore. Ho provato dei brividi e mi si sono realmente drizzati i peli delle braccia e delle gambe. Quando successivamente ho praticato l’auto-trattamento su di me, poggiando le mani sul corpo in varie posizioni apprese durante il corso, ho ritrovato quelle stesse sensazioni: calore, vibrazioni sottili, un rilassamento profondo della mente. Ero scettico all’inizio, ma queste percezioni tangibili mi hanno confermato che stava accadendo qualcosa di reale. È stato come se le mie mani prendessero vita, pulsando di una vitalità nuova.

Quello che più mi ha colpito è stata la naturalezza di tutto ciò. Avevo l’impressione di non imparare qualcosa di completamente nuovo, ma piuttosto di risvegliare una capacità già dentro di me, in attesa di essere attivata. In effetti, il Reiki viene spesso descritto come un’arte antica riscoperta: il termine stesso Reiki (霊気) significa “Energia Vitale Universale”, ossia l’energia che dà vita a tutto l’Universo. Questa energia, secondo il pensiero Reiki, è la stessa che permea ogni cosa e che in altre culture è nota con nomi diversi. Non a caso, concetti simili esistono da millenni in tutto il mondo: i giapponesi la chiamano Ki, i cinesi Chi, in India è Prana, nell’antico Egitto Ka, per i nativi americani Wakan, per i mistici sufi Baraka, e così via. In qualunque modo la si chiami, l’idea di base è che tutto è energia, e che questa energia vitale può essere incanalata per ripristinare l’armonia e la salute laddove viene a mancare.

Ho quindi realizzato che la mia esperienza personale con il Reiki non era altro che l’accesso consapevole a un potere naturale che l’umanità conosce da sempre, spesso in maniera intuitiva. Quando poggiavo le mani sul mio corpo durante l’auto-trattamento, stavo semplicemente amplificando quello stesso riflesso istintivo di portare le mani su un punto dolorante per stare meglio. La differenza è che ora, grazie all’attivazione Reiki, sentivo fluire intenzionalmente quell’energia benefica attraverso di me. In un certo senso, è come se mi fossi sintonizzato su una frequenza universale di guarigione, la stessa che da sempre l’essere umano inconsciamente attiva quando tocca con amore una parte sofferente. Questa presa di coscienza è stata emozionante: mi sono sentito parte di una tradizione antica, che unisce il mio piccolo vissuto quotidiano (mettere la mano sul ginocchio dopo una botta) alle grandi figure spirituali che curavano con un tocco della mano.

Per rendermi conto che non era solo una mia impressione, ho anche confrontato ciò che ho sentito con le testimonianze di altre persone. Molti descrivono le stesse sensazioni durante un trattamento Reiki: un intenso calore emanato dalle mani dell’operatore e diffuso nel corpo, ondate di rilassamento, persino percezioni di colori o luce. È sorprendente constatare come il tocco delle mani possa generare effetti così concreti e positivi: è come se le mani diventassero lo strumento attraverso cui si sprigiona un’energia di riequilibrio che il corpo riconosce e accoglie con gratitudine.

Guarire con le mani: dal Vangelo al Buddha e oltre

La mia esperienza personale acquista ancora più significato se la inserisco in un contesto più ampio. L’idea che si possa guarire con le mani attraversa infatti molte tradizioni spirituali e pratiche di guarigione olistica. Abbiamo già citato l’esempio di Gesù, la cui fama di guaritore è legata indissolubilmente al gesto di imporre le mani. Questo rito sacro, chiamato proprio “imposizione delle mani”, è diventato parte integrante anche della pratica dei primi cristiani: i Vangeli narrano di apostoli che guarivano i malati con l’imposizione delle mani, ricalcando l’esempio del maestro. In ambito cristiano, il gesto aveva un forte valore simbolico oltre che terapeutico: rappresentava la trasmissione della grazia divina e della benedizione, un atto di carità e di fede. Ancora oggi, in alcuni riti religiosi (come nel sacramento dell’Estrema Unzione o nelle benedizioni), sopravvive questo antico gesto, a testimonianza della convinzione che attraverso le mani possa passare un’energia spirituale di riequilibrio.

Parallelamente, in Oriente, troviamo tradizioni altrettanto ricche. Si tramanda che il Buddha Gautama avesse la capacità di guarire le persone imponendo il palmo della mano sul capo o sul corpo dei sofferenti, colmandoli di metta (benevolenza amorevole) e di energia vitale. Nella prospettiva buddhista, la compassione è una forza potentissima di guarigione, e il Buddha ne sarebbe stato la fonte per eccellenza, spesso manifestandola attraverso il contatto fisico. Una traccia di questa leggenda la ritroviamo nel Reiki stesso: la scuola di Reiki tibetano (Reiki Chagwang NgalSo) considera il Buddha come il capostipite della pratica di guarire con le mani, collocando le sue origini addirittura 25 secoli fa ai tempi del Buddha Shakyamunicentrotaraverona.org. Ciò indica che fin dall’antichità nell’Asia buddhista era presente l’idea di canalizzare l’energia universale attraverso il tocco per armonizzare e curare.

Le visioni spirituali che coinvolgono le mani come veicolo di guarigione sono numerosissime. In India, ad esempio, si è sviluppata la pranoterapia (o pranopratica), una tecnica di medicina alternativa in cui il guaritore impone le mani sul paziente con l’intento di trasmettere prana, l’energia vitale, per ristabilire l’equilibrio nel corpo e nella mente. Il termine prana in sanscrito significa proprio “soffio vitale dell’Universo”, e il pranoterapeuta è visto come colui che stimola il riequilibrio energetico tramite l’imposizione delle mani. Sebbene la pranoterapia differisca dal Reiki (in quanto il pranoterapeuta attingerebbe alla propria energia personale per aiutare il paziente, mentre il reikista canalizza l’energia universale senza usare la propria), rimane il fatto che in entrambe le pratiche le mani sono lo strumento chiave. Allo stesso modo, nelle arti di guarigione cinesi legate al Qi Gong o alla medicina tradizionale, il Qi (energia vitale) viene indirizzato spesso con le mani: basti pensare ai maestri di Qi Gong che fanno passare le mani a pochi centimetri dal corpo del paziente per equilibrarne l’aura energetica, o alle tecniche di digitopressione/shiatsu dove le dita attivano i meridiani energetici per alleviare disturbi. Persino nelle culture sciamaniche e popolari troviamo figure come il guaritore o il curandero che usano il tocco delle mani, talvolta insieme a rimedi erboristici o preghiere, per estrarre simbolicamente il “male” dal corpo del malato. Questi esempi pratici, attraverso epoche e latitudini diverse, ci mostrano un panorama sorprendente: l’uomo ha sempre cercato nelle proprie mani un potere di guarigione, fosse esso interpretato come dono divino, come abilità spirituale o come semplice calore umano.

Un caso interessante di collegamento tra tradizioni orientali e occidentali è rappresentato proprio dalla nascita del Reiki. La storia di Mikao Usui, il fondatore del metodo Reiki, evidenzia questa unione di visioni. Si racconta che Usui – un monaco giapponese di fine ‘800 – fosse incuriosito dai miracoli di guarigione compiuti da Gesù e da altri grandi maestri spirituali, e si chiese se fosse possibile per chiunque replicare quelle guarigioni straordinariemedbunker.it. Dopo anni di studi e ricerche tra testi sacri di varie religioni, decise di ritirarsi in meditazione su una montagna sacra. Fu durante questo ritiro spirituale, durato 21 giorni in digiuno e preghiera, che egli ebbe una profonda illuminazione: una visione di luce lo investì e Usui sentì un’energia potente pervadere il suo corpo. Scendendo dalla montagna, sperimentò subito questa energia su di sé quando, feritosi a un piede, vi posò sopra la mano e vide la ferita guarire incredibilmente in poco tempomedbunker.it. Quello fu il primo miracolo del Reiki (secondo il racconto tradizionale), la conferma che aveva riscoperto il “segreto” dei guaritori del passato. Mikao Usui codificò così quello che viene chiamato metodo Reiki Tradizionale Giapponese, mettendo insieme alcuni insegnamenti spirituali orientali (si dice avesse trovato antichi sutra sanscriti con simboli di guarigione), e il desiderio universale di alleviare le sofferenze dell’umanità. Trovo affascinante come la nascita del Reiki sia essa stessa una storia di connessione tra diverse saggezze: dall’ispirazione avuta dai miracoli di Gesù e Buddha, fino alla sintesi in una pratica accessibile a tutti. Ci tengo a precisare che questo racconto è la versione tramandata, ma non va inteso in senso totalmente reale e non ci sono prove documentate di esso. Per un approfondimento sulla storia del Reiki e sul Reiki Metodo Usui, quello che ho praticato io, rimando al seguente link nel sito della scuola cui mi sono affidato: https://ilreiki.it/reiki-storia/

L’energia Reiki: un canale, non un dono personale

Ma qual è la particolarità del Reiki rispetto ad altre forme di guarigione con le mani? Su questo punto ho riflettuto molto durante e dopo il corso. Il Reiki sottolinea fortemente che l’operatore non è la fonte dell’energia, bensì un semplice canale. In altre parole, quando pratico Reiki non sto usando una mia capacità speciale o la “mia” energia personale per aiutare qualcuno; sto piuttosto convogliando attraverso di me l’Energia Universale, che è illimitata e intelligente. Questo aspetto mi ha sempre rassicurato: significa che non rischio di assorbire i problemi o le negatività dell’altra persona, né di trasmettere agli altri le mie eventuali stanchezze o squilibri. A differenza di altri metodi (come alcune forme di pranoterapia in cui il guaritore può sentirsi esaurito dopo un trattamento), con il Reiki non si cede la propria energia, e quindi non ci si scarica e non si “prendono addosso” i malesseri altrui. L’operatore Reiki è solo un tramite che si mette a disposizione: l’energia passa attraverso di lui, agisce dove è necessaria e porta beneficio sia a chi la riceve sia a chi la canalizza. Spesso infatti accade che, durante un trattamento Reiki, anche l’operatore senta equilibrio e benessere, proprio perché quell’energia vitale attraversa anche il suo organismo riequilibrandolo mentre fluisce verso il ricevente. Questo principio chiave mi è stato ribadito più volte durante il corso ed è centrale nel pensiero Reiki: l’ego dell’operatore deve farsi da parte, non ci si attribuisce il merito delle guarigioni perché “è il Reiki (l’energia universale) che riequilibra, non tu”.

Per poter essere un canale efficace, e quindi un operatore Reiki, è necessaria l’attivazione da parte di un Maestro. Nel mio caso, con il primo livello ho ricevuto una serie di quattro armonizzazioni energetiche che hanno “aperto il rubinetto” (o dato accesso al “pulsante di attivazione”), per così dire. Da quel momento in poi, secondo gli insegnamenti, l’energia scorrerà in me ogni volta che ne avrò bisogno, per tutta la vita. La persona che riceve l’attivazione diventa un canale permanente dell’Energia Universale: non deve fare altro che posizionare le mani e questa energia fluirà dove occorre. Il bello è che il Reiki è neutro e universale: non importa quale religione o credo abbia l’operatore, funziona al di là di qualsiasi dogma o simbolo culturale. Questo lo rende aperto a chiunque. Il mio gruppo del corso, ad esempio, era composto da persone di estrazioni diverse – c’era chi veniva per curiosità, chi per aiutare un familiare malato, chi per un proprio percorso di crescita personale – e tutti abbiamo avuto accesso a questa energia senza alcuna distinzione. È un elemento che mi piace molto: Reiki non richiede qualità sovrumane, non è riservato a pochi eletti. È un dono dell’Universo disponibile per chiunque scelga, con cuore aperto, di fare da canale.

Simbolismo e verità profonda del gesto di imporre le mani

C’è un significato simbolico e psicologico profondo in questo atto di riequilibrio tramite le mani. Esse infatti, nella loro semplicità, rappresentano l’estensione fisica del dare e del prendersi cura. Pensiamo al linguaggio comune: diciamo “dare una mano” per aiutare qualcuno, o “metterci le proprie mani” per aggiustare una situazione. Con le mani creiamo, accarezziamo, confortiamo. Sin dall’antichità, la mano aperta simboleggia la benevolenza e la trasmissione di forza: in alcune raffigurazioni sacre, santi e divinità tengono la mano sollevata in segno di benedizione o emanazione di energia (si pensi al gesto iconografico del Cristo Pantocratore o alle rappresentazioni del Buddha con il mudra della guarigione). Quando un guaritore pone le mani su un malato, sta compiendo non solo un gesto terapeutico ma anche un atto di amore e attenzione. Psicologicamente, questo gesto comunica al malato: “sono qui con te, ti sto donando la mia energia e il mio tempo, ti trasmetto calore umano”. Ciò di per sé attiva nel ricevente un senso di sicurezza e di speranza, elementi che sono già metà dell’opera nella guarigione. Non è un caso se anche nelle fiabe o nella cultura popolare troviamo spesso riferimenti alle mani guaritrici: la madre che “bacia la bua” al bambino e magicamente il dolore passa, oppure il re taumaturgo nel Medioevo che toccava gli infermi perché si credeva avesse il potere divino di guarire. Tutti questi elementi ci parlano alla psiche, ci confortano con l’idea che qualcuno si prende cura di noi attraverso un gesto concreto. Nel Reiki questo assume anche un significato spirituale: il praticante, con l’umiltà di un servitore, appoggia le mani e lascia che sia l’energia universale a fluire. È un atto di fiducia nell’energia della vita e, allo stesso tempo, di profonda connessione umana.

Se volessimo trovare un simbolo della sintesi tra natura e spirito, il semplice gesto di una mano che si posa su una persona sofferente sarebbe perfetto. È un simbolo di equilibrio: unisce il mondo fisico (la mano, il corpo, il calore tangibile) con il mondo invisibile (l’intenzione, l’energia, lo spirito). In quel contatto, cielo e terra in un certo senso si incontrano. Dal punto di vista psicologico, si potrebbe dire che l’inconscio riconosce questo archetipo di guarigione e si attiva per collaborare: il ricevente si apre a guarire, il donatore diventa canale, e l’energia scorre. È una danza antica come l’umanità, una “magia naturale” che in realtà segue leggi universali di empatia, amore e riequilibrio energetico.

Conclusioni

In conclusione, la mia esperienza con il Reiki mi ha insegnato, anche in questo caso, che ciò che la natura fa, lo dice: i nostri istinti più basilari nascondono verità spirituali profonde. Quel gesto spontaneo di portare le mani dove sentiamo dolore è la natura che ci parla, rivelandoci che dentro di noi c’è un potere curativo in attesa di essere liberato. Il Reiki è stata la chiave che mi ha permesso di decifrare questo messaggio e di sperimentarlo in modo concreto e intenzionale. Ho percepito sulla mia pelle l’energia universale fluire, ho visto come un tocco consapevole possa influire sul benessere, e ho collegato questi fatti tanto alla mia vita quotidiana quanto alla saggezza antica di diverse tradizioni.

Mi porto a casa alcune immagini indelebili: le mie mani calde durante l’attivazione Reiki, come se le avessi appoggiate su un fuoco invisibile; il ricordo di Gesù e Buddha che anche loro usavano le mani per guarire, quasi a dirmi “sì, sei sulla strada giusta, questo potere è reale e sacro”; la meraviglia di scoprire che non devo essere un santo per canalizzarlo, perché è alla portata di chiunque lo voglia con cuore puro. Sento un profondo senso di equilibrio tra l’esperienza personale e le visioni spirituali universali: come se facendo Reiki io stessi sia abbracciando una parte di me (la mia capacità istintiva di auto-guarigione) sia collegandomi a qualcosa di più grande (l’energia del cosmo, la corrente di amore che tiene unito tutto).

Scrivendo questo articolo per il mio blog, spero di aver trovato le parole giuste per condividere con voi la meraviglia che ho provato. Immaginate, la prossima volta che vi fate male o che qualcuno a cui tenete sta male, che quel gesto semplice di appoggiare la mano non sia banale. Immaginate che attraverso la vostra mano possa scorrere la vita che dona sollievo. Non costa nulla provarci, è un aiuto naturale e immediato. E se vorrete approfondire come ho fatto io, il Reiki è lì: un cammino di crescita personale e spirituale che insegna, in fondo, proprio questo: a riconoscere e usare consapevolmente il dono innato che tutti abbiamo nelle mani e nel cuore, per stare meglio noi stessi e far star meglio chi ci circonda.

Personalmente ho scelto una scuola che insegni il metodo Usui come tramandato dalla signora Hawayo Takata e che si attenga ad esso (in un certo senso, un ringraziamento va anche a lei, in quanto è merito suo se il metodo è stato portato in occidente). Ho voluto che questa scuola avesse anche altre caratteristiche:

  • che fosse affidabile,
  • operativa da un certo periodo di tempo,
  • che avesse una capillarità territoriale, così da poter avere flessibilità per partecipare ai corsi dove mi è più comodo.
  • la capillarità mi ha permesso altresì di essere inserito in una classe con allievi che abitino vicino a me, così da poter creare un gruppo per avere un eventuale confronto nel tempo; oltretutto c’è così la possibilità di scambiarsi trattamenti reciproci.
  • la scuola offre inoltre la possibilità di rifrequentare i corsi di primo livello… gratuitamente.

Ci sono molti altri elementi utili e interessanti, ma per questi vi rimando al sito della scuola stessa: https://ilreiki.it/

Infine, un ringraziamento speciale alla Master Reiki Alessia Gambaccini, per la competenza, la capacità comunicativa e di mettere a proprio agio, la disponibilità e la simpatia (https://ilreiki.it/alessia-gambaccini-insegnante-scuola-ilreiki/ )

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