Determinismo e nuova vita: esiste davvero il libero arbitrio?

Una domanda sulla quale mi sto ripetutamente interrogando è se esista o meno il libero arbitrio. Arrivando subito alla conclusione, io penso che per un essere umano il margine di possibilità di indirizzare e modificare il proprio futuro (destino?) secondo la propria volontà sia tendente a zero. Ciò non significa però che non sia possibile in assoluto passare da una linea della vita ad un’altra, compiere cioè un salto verso qualcosa di nuovo e non prestabilito dalla consequenzialità degli eventi (questo lo esplicito meglio in seguito).

Il mio punto di partenza è un’osservazione di me stesso: i pensieri che sorgono nella mia mente, le decisioni che prendo e le azioni che compio sono il frutto di chi sono io in quel dato momento e questa condizione, ripetuta di momento in momento, genera un processo deterministico dal quale è difficile uscire. Anche se sono convinto di avere la facoltà di decidere in assoluta libertà, in realtà decido in conseguenza di un ordine precedente di eventi, i quali, tramite i miei filtri cognitivi, determinano la persona che sono. Per esempio, se ora sono pronto ad attuare un cambiamento nella mia vita, posso essere portato a credere di aver avviato questo cambiamento in modo volontario. Dal mio punto di vista, il cambiamento è in realtà il frutto di tutto quanto ho vissuto e che è avvenuto fino a quel momento: come dire che si cambia solo quando i tempi e i fatti sono maturi. E di fatto in fatto si scrive il futuro, determinato appunto da quanto avvenuto prima. Anche gli eventi più fortuiti e clamorosi sono tutti generati da una serie di altri eventi precedenti. Per esempio, se vengo investito da un’auto mentre attraverso la strada sulle strisce pedonali, che cosa mi ha portato ad essere là proprio in quel momento? Una qualunque altra serie di eventi precedenti mi avrebbe portato in altro luogo o in altro momento. In pratica, ciò che mi accade, ciò che penso, il chi sono, è semplicemente ciò che deve o che devo essere. Anche molte malattie sono, secondo discipline olistiche orientali, il prodotto dei miei pensieri e della vita che sto conducendo. In pratica, qualunque avvenimento mi accada, se avesse potuto essere diversamente, semplicemente lo sarebbe stato. Il ciclo (e la consequenzialità) di pensieri ed eventi è, una volta avviato, non modificabile. Neppure la morte sarebbe liberatoria, se credessi nel processo karmico.

Spingendomi oltre, se riconosco che la mia volontà è condizionata da quanto ho vissuto fino a quel momento, posso dedurre che sia il subconscio la parte della mia mente che determina, tramite la memoria storica e il ciclo pensiero-decisione-azione-risultato, il mio futuro. Ma se fosse realmente così, potrebbe una riscrittura del subconscio (con le apposite tecniche) modificare gli eventi futuri e dare un nuovo corso alla mia vita? Se considero valide le premesse iniziali, potrei concludere che in teoria questo processo sarebbe possibile, ma in pratica non è realizzabile, in quanto decidere (volontariamente) di condizionare il proprio subconscio con nuove idee (memorie) non è altro che il risultato di eventi che hanno avuto come conseguenza la decisione stessa di attuare questo condizionamento. Pertanto, l’esito finale non sarebbe un nuovo corso di vita, ma il corso a cui ero “destinato” dagli eventi precedenti.

Queste considerazioni mi portano a pensare che nella vita gli eventi che accadono in seguito rimangono sempre il frutto di quelli prima e non saranno mai una “nuova vita”, come se avessi preso un’altra porta in stile Sliding Doors. La legge della causa ed effetto è immutabile e prende origine nel “non tempo”.

Ed eccomi pertanto tornare alla domanda iniziale: esiste la creatività, la libertà individuale e il libero arbitrio? Esiste la possibilità di cambiare vita? Io penso che anche la più grande opera della creatività umana sia pur sempre il frutto di tutto ciò che ha vissuto il creatore fino a quel momento. È un’illusione pensare diversamente. Con questa affermazione così perentoria, sto negando totalmente il fatto che l’uomo possa scegliere e decidere liberamente? Potenzialmente, le scelte sono infinite, ma nel momento in cui si decide, la decisione presa è l’unica possibile: per esprimere il concetto in termini di fisica quantistica, il decidente diventa l’osservatore che, con il suo processo decisionale, osserva appunto l’onda quantica delle infinite possibilità collassando l’onda in particella. Le possibilità sono infinite, ma la particella è unica e si comporta in modo univoco, sebbene non descrivibile simultaneamente nelle sue componenti di velocità e posizione, come dimostrato dal principio di indeterminazione di Heisenberg.

Da queste considerazioni, mi sorgono due ulteriori domande:

  • Potrebbe la legge della causa ed effetto aprire spiragli nell’ambito della prevedibilità del futuro?
  • Ci è almeno consentito capire chi siamo realmente e qual è l’insieme delle cause che ci hanno formato fino a questo momento (il nostro karma)?

Riguardo il futuro, Io non credo che sia concretamente prevedibile (tra l’altro questa è una delle principali critiche mosse al determinismo): esso è semplicemente già scritto (in realtà si scrive di istante in istante in base a quanto precede), ma non è conoscibile in anticipo perché non sono conoscibili tutte le cause che lo determinano. La varietà è talmente ampia da rendere il sistema irrisolvibile, ammesso che il futuro possa essere paragonato ad un sistema matematico.

Riguardo il chi siamo veramente e la comprensione del nostro ciclo karmico, penso invece che abbiamo a disposizione due importanti, seppur apparentemente scontati, elementi:

  • Il passato, quello che Steve Jobs era solito definire “l’unire i puntini”.
  • Il presente, ed ecco quindi il sorgere della necessità di sviluppare le nostre qualità di osservatore consapevole, tramite livelli crescenti di consapevolezza.

Solo una presa di consapevolezza totale può essere il catalizzatore di un nuovo approccio alla vita: la via della consapevolezza non può modificare il futuro (se arrivo a questo è perché “dovevo” arrivarci); può tuttavia aprirci all’accettazione di quanto accade sospendendo giudizio e aspettativa, al ridimensionare il peso ed il significato che attribuiamo agli eventi, a diventare sempre più osservatori distaccati. Forse al raggiungimento di uno stato di illuminazione, nel pieno distacco, si può realizzare una condizione di osservatore assoluto che, liberato dagli eventi pregressi del ciclo karmico, può consapevolmente iniziare a collassare la particella che vuole scegliendo dal campo quantico delle infinite possibilità.

Ma come fare per avviare il processo che porta a questa consapevolezza, se comunque esso stesso è frutto di una serie di eventi antecedenti? In effetti, alcuni individui potrebbero arrivarci proprio per consequenzialità di eventi (il loro background), mentre per altri il processo sarebbe precluso a priori. Ritengo tuttavia che esista la possibilità che un individuo si avvii a questo processo anche se ad esso non “destinato” dalla sua storia personale. La condizione attivante, il catalizzatore del processo, può solamente essere di natura esterna al soggetto. In pratica, è possibile attuare uno switch solo se esso è indotto da un altro soggetto o evento, come per esempio un guru, un upaguru o un’iniziazione spirituale. La nuova intuizione proveniente dall’esterno, se carica di energia nella sua trasmissione come è nel potenziale di un guru o di un rito iniziatico, può rappresentare lo shock necessario a far compiere un salto da una linea della vita ad un’altra. Ed è proprio a questo che mi riferivo all’inizio dello scritto quando ho affermato che non è impossibile in assoluto passare da una linea della vita ad un’altra.

3 pensieri su “Determinismo e nuova vita: esiste davvero il libero arbitrio?

  1. “Il passato, quello che Steve Jobs era solito definire “l’unire i puntini”. Ecco perché post Factum x un astrologo anche avanzato o cabalista così chiaro ogni disegno planetario ogni transito perché successo e cosa ha portato. Il futuro invece è variabile ma nella nostra aura c’è già un impronta di che strade più possibili scegliamo . Quando arriva scelta che definirà il karma allora non è più subordinata ai transiti planetarie e non incide sul corpo astrale così lasciando possibilità di libera scelta determinando il karma è per il karma non esiste futuro è passato , scegliendo determini contemporaneamente passato e futuro. Nodi karmici sud e nord non sono pianeti sono punti d ombra fra il passato è il presente … sono spiriti antichissimi , uno in opposizione al altro , ne sono due , uno crea il karma positivo altro negativo.. ma quando arrivano, arrivano contemporaneamente.
    Il presente, ed ecco quindi il sorgere della necessità di sviluppare le nostre qualità di osservatore consapevole, tramite livelli crescenti di consapevolezza.“
    Per questo antichi come Agrippa e altri astri usavano come un strumento, via di karma diventerà via di dharma. Perché scelta consapevole non è più via di karma
    Ma di dharma, servono profonde conoscenze di leggi universali e metafisiche(planetarie, astrali) “ Le possibilità sono infinite” si ma anche libero arbitrio è limitato, esiste durare scelte da fare che creano dopo là karma , succede qualche volta nei periodi karmici

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